Fiat, il destino di Pomigliano appeso ai capricci della Fiom

Il futuro dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco e dei suoi lavoratori si decide soprattutto oggi. Il sì di Sergio Marchionne a dare seguito al piano d’investimenti da 700 milioni per adeguare la struttura alla produzione della nuova Panda è legato alla condivisione, da parte dei sindacati, delle richieste di flessibilità fatte dall’azienda. Ascoltati i responsabili di Fismic, Cisl e Uil, oggi toccherà alla Fiom-Cgil esprimere il suo parere. Senza dubbio è dalla disponibilità e dalle aperture che arriveranno dall’incontro odierno che dipenderà buona parte dell’esito della trattativa. La posizione della Fiom, infatti, è sempre stata critica e Marchionne ha ribadito in più occasioni che per poter rilanciare Pomigliano non sono ammessi intralci. Come a dire: è essenziale che l’accordo dovrà essere unitario. «Se la Fiom non sottoscriverà l’intesa su Pomigliano - avverte Giovanni Sgambati, segretario generale della Uilm Campania - vanificherà quanto è stato fatto in 18 mesi di rivendicazioni, durante i quali ci si è battuti affinché la Fiat assegnasse una precisa missione produttiva a questa fabbrica con le conseguenti garanzie per tutto l’indotto. Il nostro è un appello alla responsabilità». Ieri anche la Fim ha confermato il giudizio positivo sul Progetto Panda a Pomigliano, e ha indicato al Lingotto le condizioni utili a chiudere il negoziato dando la propria disponibilità ad affrontare in modo costruttivo il tema della flessibilità. La discussione verte sul picco di 18 turni chiesti dal gruppo e sulle ore di straordinario. Già dalla serata, una volta ascoltata la delegazione Fiom, gli emissari di Marchionne cominceranno a tirare le fila in vista della decisione finale attesa nei prossimi giorni al rientro del top manager dagli Stati Uniti. Il permanere di profonde divisioni tra le sigle metalmeccaniche, Fiom da una parte e le altre organizzazioni dall’altra, farebbe scattare una molla che, per Pomigliano, significherebbe l’inizio della fine e la destinazione della nuova Panda a un altro impianto. Ipotesi, questa, che spaventa la maggioranza degli operai campani: «Prima facciamo l’accordo, prima partono gli investimenti», ha affermato il segretario generale della Fim-Cisl, Giuseppe Farina, all’assemblea nazionale dei delegati che si svolta prima dell’incontro con l’azienda. E a testimonianza del clima che si respira alle porte di Napoli e dei timori di perdere un’importante opportunità, ieri un gruppo di dipendenti si è presentato ai cancelli dello stabilimento scandendo lo slogan «Vogliamo la Panda». Da Pomigliano a Maranello, e da qui Modena. In casa Ferrari, dopo le agitazioni dei giorni scorsi, ci sarebbe una schiarita sul premio di risultati chiesto dai lavoratori del Cavallino: 1.400 euro lordi. Martedì sindacati e azienda cercheranno di trovare un accordo. Sale la preoccupazione invece a Modena.
Sembra ormai assodato che le future Maserati nasceranno in Piemonte nell’ex fabbrica Bertone. Lo storico impianto emiliano rimarrebbe attivo sino al termine del ciclo di vita degli attuali modelli.

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