Fiat, per Termini Imerese si fa avanti un fondo cinese

Sono due gli appuntamenti clou per Sergio Marchionne nella prossima settimana: lunedì la riunione del consiglio di amministrazione durante il quale saranno approvati i dati relativi all’ultimo trimestre e all’intero 2009; venerdì 29 il tavolo al ministero dello Sviluppo economico sul caso Termini Imerese. In verità, a quest’ultimo incontro Marchionne non sarà presente (a rappresentare la Fiat ci sarà Paolo Rebaudengo, responsabile delle relazioni industriali).
È facile però pensare che la vicenda Termini, con tutte le ripercussioni sindacali e politiche di questi giorni (ne ha parlato anche il Financial Times, mentre sul tetto della fabbrica sono accampati da ieri 18 operai di una ditta dell’indotto), sarà affrontata dal cda. La posizione di Marchionne, comunque, rimane invariata: «Decisione irreversibile», la linea di montaggio della Lancia Y cesserà di funzionare alla fine del 2011. Da qui al 29, intanto, il ministro Claudio Scajola e la task force costituita ad hoc sonderanno ulteriormente il terreno per avere maggiori riscontri sulle manifestazioni d’interesse riguardanti il polo siciliano della Fiat. In queste ore, in proposito, è spuntato un fondo cinese che sarebbe pronto a rilevare lo stabilimento, mettendosi così in concorrenza con la cordata di Simone Cimino, presidente di Cape Natixis, reduce da un incontro a Bangalore, in India, come anticipato la scorsa settimana dal Giornale, con il vertice di Reva, gruppo specializzato nella produzione di vetture elettriche (in questo caso con ricarica fotovoltaica). Il progetto di Cimino, denominato «Sunny car in a sunny region» prevede la creazione di una società, con Cape Natixis e Reva fondatori, per produrre in Sicilia e distribuire nel Mediterraneo vetture elettriche su tecnologia indiana. Una società parallela si occuperà invece di ricerca, sviluppo, produzione e gestione di sistemi di alimentazione solare e rinnovabile ibrida di mezzi di trasporto elettrico. Questo soggetto sarà aperto a partecipazioni di terzi. Un’altra entità, con le istituzioni siciliane ben rappresentate, dovrebbe riguardare la rete di infrastrutture da costruire ex novo. Cimino, che in settimana vedrà il capo della task force di Scajola, Giuseppe Tripoli, si è detto pronto ad assorbire gli eventuali esuberi del Lingotto, incluse le oltre 900 persone dell’indotto. «Se la tecnologia sarà d’interesse della Fiat - ha aggiunto ieri da Bangalore - saremmo onorati di fare alleanze operative durante e dopo la scelta del 2012».
Gli analisti, intanto, come da tradizione, hanno diffuso le loro stime sui dati di bilancio che il Lingotto svelerà lunedì. Il gruppo Fiat - secondo le previsioni - dovrebbe chiudere il 2009 con un risultato della gestione ordinaria di oltre un miliardo. Nel quarto trimestre il risultato ammonterebbe a 460 milioni. La società centrerebbe così il target dell’anno. Il risultato netto dovrebbe essere positivo per 65 milioni nell’ultimo periodo dell’anno, mentre il 2009 avrebbe chiuso in rosso di 470 milioni. Insufficiente per cambiare le sorti di un anno difficile, ma un primo segnale di inversione di rotta che dovrebbe portare a chiudere il 2010 con un utile netto di 535 milioni, cifra che dovrebbe quasi raddoppiare nel 2011. L’indebitamento netto industriale è stimato negativo per circa 5 miliardi, sugli stessi livelli del 2008, con un miglioramento negli anni successivi fino a 4,1 miliardi nel 2011. Gli analisti prevedono per l’Auto un risultato della gestione ordinaria di 200 milioni nel quarto trimestre e di 480 milioni nell’intero 2009.
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