La Finanza fa barba e capelli ai parrucchieri cinesi

La Finanza fa barba e capelli ai parrucchieri cinesi

Dalla Cina alla Liguria con furore imprenditoriale, per lavorare come parrucchieri, certo, ma con il «vizietto» di evadere le tasse, usando per la propria attività apparecchi fuorilegge e pericolosi, insieme a cosmetici diversi e di qualità inferiore rispetto a quelli esposti al pubblico. È quanto è emerso da un’operazione della Guardia di Finanza che ha avuto come obiettivo i saloni di bellezza cittadini gestiti da cinesi. I controlli delle Fiamme Gialle, scattati su diverse segnalazioni giunte al «117», hanno portato alla scoperta di irregolarità gravissime: dall’uso di apparecchi elettrici non sicuri, alla vendita di prodotti cosmetici diversi da quelli promozionati alla clientela, all’evasione fiscale Nella rete degli «uomini in grigio» sono caduti due cittadini cinesi, fratello e sorella, proprietari di un negozio di parrucchiere. Entrambi sono stati denunciati per frode in commercio ed importazione di prodotti pericolosi Nel negozio dei due cinesi denunciati, i finanzieri hanno scoperto asciugacapelli, piastre elettriche e rasoi privi del marchio di sicurezza europea CE. Il materiale era stato acquistato in Cina ed era privo di documenti d’importazione. Inoltre le apparecchiature elettriche, fabbricate per funzionare a 110 volt, erano state modificate per consentirne l’utilizzo a 220 volt. Sono stati trovati pure flaconi vuoti di note marche per cosmetici riempiti con prodotti diversi e di qualità inferiore, con costi all’origine molto più bassi di quelli dei prodotti di marca di cui erano utilizzati solo i contenitori. Nel caso di altri saloni di bellezza controllati le Fiamme Gialle hanno sanzionato i titolari con multe da oltre mille euro. Dalle ispezioni, nella zona del ponente cittadino, è emerso che ai clienti non veniva consegnata la ricevuta fiscale e che, in alternativa, veniva offerto un buono omaggio.
Intanto, in tema di immigrazione, il consigliere regionale Pdl, Gianni Plinio, torna a chiedere che in Liguria sia realizzato un Cie, cioè un centro di identificazione e espulsione per immigrati. «La presenza di questa struttura è sempre più indispensabile per la sicurezza regionale» ha spiegato.

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