La finanza sostenibile è diventata meno sexy?

BlackRock e Moody’s evidenziano la gelata sui criteri Esg rispetto all’anno scorso. Pesano le tensioni sui mercati

La finanza sostenibile è diventata meno sexy?

“Le relazioni non finanziarie relative al rispetto dei criteri ambientali, sociali e di governance stanno riscuotendo meno successo rispetto all’anno scorso”. Un report di BlackRock, una delle principali banche di investimento statunitensi, lancia l’allarme rispetto alla repentina perdita di interesse degli imprenditori istituzionali e dei piccoli azionisti per le tematiche legate alla tutela della risorse naturali o al rispetto dei diritti dei lavoratori assunti dalle società quotate e dai loro fornitori. Le parole del documento non sono un fulmine a ciel sereno per i mercati.

La crisi sullo scenario ucraino e le continue tensioni sui listini delle materie prime hanno minato la programmazione della maggior parte delle società del pianeta. Uno scossone che ha finito per riabilitare vecchie fonti fossili come il carbone. Una riscoperta che non ha ridato serenità né alle aziende né agli investitori: il contesto continua infatti a essere molto caotico e nessuno pare in grado di capire cosa accadrà in dettaglio nel medio termine. Il dossier di BlackRock è arrivato grazie allo studio di quanto accaduto in alcune riunioni di azionisti: le relazioni non finanziarie prodotte per rispettare i criteri della finanza sostenibile hanno incassato meno voti rispetto al recente passato.

A raffreddare gli animi dei sostenitori della finanza ad alto tasso di sostenibilità ci ha pensato anche Moody’s. La celebre società di rating stima che i fondi e le azioni legati a questo tipo di mercato siano destinati a performare molto meno rispetto alle tendenze degli ultimi due anni. Stesse previsioni anche per il mercato obbligazionario: i bond-Esg dovrebbero rimanere a valore invariato. Un fatto non certo positivo in una stagione in cui inflazione e tassi di sconto sembrano destinati a correre verso livelli a cui i mercati non erano più abituati. Una gelata che testimonia quanto – anche negli ambienti finanziari – si sia più propensi a concentrarsi sui fondamentali. Le politiche a tutela dell’ambiente proseguiranno ma le relative scadenze potrebbero andare incontro a dei rinvii per evitare di mettere a dura prova un tessuto economico piegato da una crisi che si potrebbe tramutare in recessione e staglflazione in tanti Paesi del globo.

È pronto a scommettere sulla frenata dei criteri Esg anche John Browne, ex presidente del colosso petrolifero Bp. Negli scorsi giorni, parlando ad un meeting organizzato a Londra, ha spiegato come gli investitori non siano più disposti a scommettere alla cieca su una veloce conversione pienamente rispondente ai canoni Esg. Il manager ha richiamato anche i governi alle loro responsabilità. Un quadro normativo più chiaro su politiche energetiche e crediti fiscali connessi ad alcune produzioni industriali inquinanti potrebbe favorire un’azione sinergica a tutela delle risorse ambientali. Per adesso i mercati restano di fronte a un rebus di difficile soluzione. E ad essere minacciata è proprio la sicurezza sul fronte delle regole. Negli ultimi giorni la finanza sostenibile è finita nel mirino del Partito repubblicano statunitense. Una delle fiammate che potrebbero definitivamente accendere gli scontri della campagna elettorale per le elezioni di mid-term. Argomenti che presto potrebbero varcare l’Oceano e animare anche il dibattito su un Vecchio Continente destabilizzato dalle tensioni sul gas russo.

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