"Stiamo sottostimando il costo della transizione green?" Il dilemma di Prometeia

Prometeia, società di consulenza strategica, ha pubblicato un report sul tema analizzando come la transizione energetica e il tema dei costi delle materie prime e dei combustibili stiano giocando un ruolo decisivo nella discussione odierna sul volo dei prezzi per i consumatori

"Stiamo sottostimando il costo della transizione green?" Il dilemma di Prometeia

Prometeia scende in campo nell'analisi della transizione energetica e della finanza sostenibile e si pone un'importante domanda: i decisori politici ed economici stanno curando in maniera realistica il capitolo dei costi che questo processo avrà. La società di consulenza strategica ha pubblicato un report sul tema analizzando come la transizione energetica e il tema dei costi delle materie prime e dei combustibili stiano giocando un ruolo decisivo nella discussione odierna.

La cronaca di questi mesi lo testimonia. Già prima dello scoppio della guerra russo-ucraina prezzi dell'energia hanno fatto discutere gli analisti, i consumatori, gli investitori e i responsabili politici per molti mesi. I prezzi del petrolio, ricorda Prometeia, "dopo aver raggiunto i loro valori più bassi in due decenni nei primi mesi della pandemia di Covid (21 dollari al barile di petrolio greggio Brent nell'aprile 2020), si sono intensificati da allora, superando la soglia dei 100 dollari al barile alla fine di febbraio, spinti dalla guerra in Ucraina".

Nel frattempo, i prezzi del gas naturale in Europa (TTL olandese) sono saliti alle stelle, passando da 23 dollari / MWh all'inizio del 2021 a un picco di 247 dollari per MWh il 7 marzo 2022 e successivamente scendendo a 136 dollari/MWh alla fine del mese, circa sei volte i livelli di partenza. Queste impennate dei prezzi "hanno sostanzialmente aumentato i costi energetici delle famiglie e aumentato il dibattito in Europa sulla necessità di fonti energetiche affidabili, più economiche e più verdi".

In quest'ottica, si chiede Prometeia, un tema fondamentale sarà capire in che misura in futuro banche, investitori, imprese e governi sapranno interiorizzare i calcoli su i costi reali della transizione nei loro processi aziendali. E "tutto nei correnti modelli di predizione lascia presagire che i prezzi rimarranno più alti del previsto anche nel prossimo futuro", a causa di un preciso circolo vizioso. L'economia sarà più in affanno per la sua dipendenza da gas e petrolio, questo ridurrà i margini fiscali per le politiche di investimento, a sua volta ciò protrarrà i termini della transizione e renderà più complesso e aleatorio stimarne i costi.

E di fronte a caos legati alle crisi globali in atto, stiamo vivendo un superciclo delle materie prime in cui, nota Prometeia, sia sul fronte dei combusitbili fossili che dei materiali strategici per le infrastrutture su cui sviluppare la transizione "la domanda sta spiazzando l'offerta". Si realizzano dunque i timori legati agli scenari che analisti come Gianclaudio Torlizzi hanno costruito. Torlizzi, in Materia Rara ha scritto del rischio che la transizione green alimenti il superciclo delle materie prime in un'ottica di medio-lungo periodo.

Torlizzi nel saggio nota che "dei 12.000 miliardi di dollari in stimoli fiscali varati" tra 2020 e 2021 dalle economie occidentali contro la crisi economica da Covid, "800 miliardi sono destinati specificamente a piani per contrastare il cambiamento climatico, premiando così quelle materie prime direttamente coinvolte nella transizione energetica verso la decarbonizzazione, come i metalli" e surriscaldandone la domanda. In teoria, "i processi di decarbonizzazione si sarebbero dovuti tradurre in una discesa dei prezzi petroliferi proprio in ragione della previsione di una riduzione dei consumi di energia fossile. E invece anche i prezzi petroliferi hanno assistito, dallo scoppio della pandemia a oggi, a forti rincari in scia al calo dell’offerta prevista a causa delle politiche ambientali sempre più stringenti"; questo si è visto con forza durante il varo del Green New Deal europeo.

Da quando in primavera del 2021 l’Unione Europea ha iniziato ad annunciare le strategie che, mediando tra pragmatismo e ideologia, hanno avviato il Green New Deal, come i “dazi verdi” proposti per colpire le nazioni che in questa fase storica hanno standard ambientali più labili e il piano Fit for 55 con annesse strategie di fuoriuscita dalle energie fossili, i permessi di inquinamento hanno iniziato a decollare nelle quotazioni assieme ai prezzi dell'energia. Quanto oggi messo nero su bianco da Prometeia è l'attestazione che il pragmatismo deve guidare i governi nelle scelte e nelle analisi. L'utopismo senza contrafforti economico-industriali chiari, la stretta ambientale senza focus sullo sviluppo e l'ideologia fine a sé stessa rischiano di essere rovinosi.

Nel pieno della tempesta ucraina l'Europa sembra essersene resa conto e ora procede in maniera sistemica cercando di lavorare separatamente all'indipdendenza dal gas russo e all'inserimento dell'oro blu come combustibile ponte per la transizione, evitando eccessive utopie. Ma stimare concretamente prezzi e dinamiche di costo per il proseguio di una transizione che si prevede destinata a puntare al 2050 è ancora oggi paragonabile a navigare in mare aperto senza bussola.

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