Fisichella: «Gli uomini di Chiesa non facciano politica»

nostro inviato a Frascati (Roma)

A ciascuno il suo. Gli uomini di Chiesa si prendano cura innanzitutto dei fedeli. Siano i politici ad occuparsi di pratiche terrene. Estremizzando un po', la linea guida tracciata da monsignor Rino Fisichella è più o meno questa. Con un'avvertenza: nessuno vieta il diritto di critica, possibilità che vale per entrambi i fronti, purché si evitino «sconfinamenti». Chiamato a tenere una lezione su laicità e Chiesa, per discutere sul «diritto di primogenitura», il rettore della Pontificia Università Lateranense allarga spesso il discorso. E complici le domande poste dalla platea della Summer School di Frascati, organizzata dalle fondazioni Magna Carta e Italia protagonista, finisce col toccare i temi politici più spinosi. Bioetica, insomma, nel delicato confine tra diritti umani e diritti individuali.
Nessuna concessione, invece, sul caso Boffo. No comment. «Sono irremovibile», assicura appena mette piede nel pomeriggio a Villa Tuscolana, «scortato» dai padroni di casa (Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliarello). Bocca cucita, visto che «questo è il momento in cui bisogna parlare poco», mentre bisognerebbe «agire e fare». Quindi, «non faccio dichiarazioni in merito, non sono autorizzato a farlo». E capita pure che monsignor Fisichella si senta per un attimo «abbandonato nelle mani dei giornalisti» - è la bonaria lamentela rivolta al capogruppo del Pdl al Senato, che scherza a sua volta sui cronisti iene - tanto da chiedersi, salito sul palco: «Ci sono pure le Iene?». «No, no, mi riferivo alle iene dattilografe, riprendendo una famosa dichiarazione di Massimo D’Alema», replica sorridendo Gasparri.
Chiuso il sipario, monsignor Fisichella non si sottrae al confronto. E sul testo del testamento biologico, approvato a palazzo Madama, afferma: «Personalmente non ho dettato niente a nessuno. Vi pare che siamo in un contesto in cui la Chiesa possa permettersi di dettare una legge allo Stato?». Silenzio. «Magari...», è la chiosa ironica.
Si torna seri. E allora, «bisogna capire gli spazi entro cui muoversi, perché nessuno può permettersi passi falsi. Ciò non significa che si debba togliere il diritto di critica ad ecclesiastici e parlamentari. Ma se si entra nel merito, nell’ambito di competenza altrui, criticando, è giusto che si venga a sua volta criticati». Tanto per essere chiari: «Credo sia utile che gli uomini di Chiesa si astengano dall’intervenire continuamente sulle questioni italiane». E poi, continua il presidente della pontificia Accademia della Vita, «non vedo prelati che si occupino ad esempio sulla legge dell’immigrazione degli Stati Uniti, che è restrittiva al massimo. Non vedo quindi perché avvenga solo nei confronti dell’Italia». Il tema dell’immigrazione può valere come valido esempio. Più in generale, sottolinea l'arcivescovo, «credo che dovremmo essere capaci di rispettare il ruolo che ci compete». Se ci si sofferma poi sui temi etici, monsignor Fisichella ricorda che «lo Stato non può fare a meno di sentire le varie istanze presenti nella società, a cominciare dalla Chiesa».
In ogni caso, «lo Stato è sovrano ed è lo Stato che fa le leggi». Però, è anche vero che «non esiste il diritto alla morte». C'è solo quello alla vita. E in quest’ottica si legge la «carrellata» sui temi legati ad essa. Quindi, la fecondazione in vitro «mette in crisi il concetto di paternità e maternità naturale». Senza contare l’inutilità di «insistere» sulle sperimentazioni legate alle «cellule staminali embrionali». Infine, il ricordo di Oriana Fallaci: «Non era credente, ma ha lottato fino alla fine». Come dire, «ha combattuto contro il male, per vivere, non certo per morire».