Un Flauto magico, moderno e multietnico

Tamino è un giovane esuberante con la passione per l'avventura e la paura dell'ignoto, Pamina è una ragazza molto confusa che non sa cosa vuole dalla vita, ma alla fine sconvolge tutti con un inatteso colpo di scena; Sarastro diventa un po' sciamano e la Regina della Notte sprizza energia da tutti i pori, per poi miseramente crollare come una cantante da club fuori forma. Sono loro, i personaggi de «Il Flauto Magico» di Mozart, ma qui si trasformano, come si trasforma del resto la musica originale, proiettati in una dimensione totalmente nuova, moderna e multietnica. «Il Flauto Magico» secondo l'orchestra di Piazza Vittorio - orchestra formata da una ventina di musicisti provenienti da comunità e culture diverse - è il primo dei due appuntamenti di Teatro musicale (altrimenti detto teatro lirico moderno) del Carlo Felice, in scena a partire da mercoledì 3 febbraio. Primo, perché il cartellone prevede anche «Concha bonita» di Nicola Piovani, in cartellone a partire dal 20 aprile. Ma passiamo allo spettacolo, rivisitazione del meraviglioso singspiel mozartiano, un gioco che porta il «Flauto» ai nostri giorni, ma che non ha una precisa collocazione geografica. «La nostra orchestra è una fusione di persone e culture differenti - Mario Tronco è il direttore artistico e musicale, creatore dell'orchestra insieme ad Agostino Ferrente - e abbiamo voluto che il "Flauto" sembrasse una fiaba del patrimonio popolare universale, tramandata di bocca in bocca e giunta ai nostri musicisti in modi diversi, come avviene per tutte le tradizioni orali, che subiscono modifiche a seconda del posto in cui si raccontano. Sarà un Flauto multirazziale, realizzato con almeno sei lingue diverse: arabo, inglese, spagnolo, tedesco, portoghese, wolof». E così anche i ruoli sono stati affidati ai musicisti in base ad una somiglianza di carattere, o per affinità di esperienze vissute, come ad esempio Ernesto Lopez Maturell (Tamino), ventiduenne ardimentoso ed energico; o Carlos Paz (Sarastro), artista con un rapporto molto forte con la politica e la religione; o ancora Petra Magoni (Regina della Notte), una delle poche parti occidentali, virtuosa del canto, con un repertorio assai vasto, che spazia da Monteverdi ai Beatles. Cosa dire della musica? «Abbiamo lavorato molto liberamente utilizzando solo ciò che è plausibile per la nostra orchestra - continua Tronco - le melodie saranno riconoscibili ma alcune saranno solo tratteggiate, senza sviluppo e senza parti virtuosistiche, intrecciate a nostri brani originali. Andiamo dal reggae alla classica, al pop, al jazz. I musicisti sono tutti sul palco, lo spettacolo è più simile ad un concerto che ad una realizzazione teatrale». Per quanto riguarda la scenografia (Lino Fiorito), è tutta fatta da acquerelli che richiamano l'idea della favola, magica e un po' sognante, in contrapposizione al lato «terreno» dei musicisti; i costumi (Ortensia De Francesco) sono in scena come veri e propri personaggi e prendono vita quando sono indossati dai musicisti. Repliche fino al 7 febbraio: per i minori di 26 anni biglietto a 10 euro.
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