Fli vota la fiducia, ma Fini lancia il nuovo partito Di Pietro: "Democrazia stuprata". Il Pdl se ne va

Fli appoggia la fiducia. Martedì Fini darà il via al nuovo partito. Viespoli si dimette da sottosegretario. La Russa: "No alla terza gamba". Show di Di Pietro: guarda il video. Bersani: "Andatevene". Il presidente Napolitano: "Verificheremo la stabilità"

Fli vota la fiducia, ma Fini lancia il nuovo partito 
Di Pietro: "Democrazia stuprata". Il Pdl se ne va

Roma - "I numeri sono risicati. La strada è stretta". Passata la fiducia con 342 voti (indispensabili quelli di Fli e Mpa), è il leader leghista, Umberto Bossi, a inquadrare la situazione uscita dal voto di oggi. Come assicurato da Fini il Fli vota la fiducia, ma è già fissato per martedì prossimo la riunione che servirà a formare il comitato promotore e dare il via al nuovo soggetto politico. Ad alzare maggiormente i toni è il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, che accusa il premier di aver "stuprato la democrazia", mentre il Pd Bersani lo invitava a dimettersi.

Fini lancia il nuovo partito Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, incontra i suoi parlamentari e dà il libera alla fiducia sul discorso programmatico di Berlusconi. Nel corso della riunione Fini fa un distinguo per quanto riguarda la giustizia e lancia la volata al nuovo partito. Il presidente della Camera spiega che occorrerà verificare come verranno concretamente tradotte in iniziative legislative le parole del presidente del Consiglio. "Inutile tentare ora di immaginare come saranno tradotte in pratica queste parole - spiega Fini a suoi - saranno in primo luogo i nostri parlamentari della Commissione giustizia a verificarlo in corso d’opera". Ad ogni modo Fini ha convocato per martedì prossimo i deputati, i senatori e i parlamenari europei che andranno a "costituirre il comitato promotore del nuovo soggetto politico". Intanto il senatore Pasquale Viespoli lascia il posto da sottosegretario "per correttezza e per rispettare gli impegni e le scadenze". Ora sarà nominato capogruppo di Fli a Palazzo Madama.

Napolitano e la verifica della stabilità La legislatura non si interrompe proprio come auspicava anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "Meglio così - risponde l'inquilino del Quirinale - e adesso spero bene che ne avremo la conferma stasera anche nel voto e poi nel prosieguo, nello sviluppo successivo, dei rapporti politici e parlamentari". Il presidente della Repubblica parla al termine della visita alla residenza universitaria Maison d’Italie alla Citè Universitaire, prima di recarsi all’Eliseo dove è atteso a pranzo dal presidente Nicolas Sarkozy. Alla domanda se sia meglio che la legislatura prosegua, Napolitano ha risposto testualmente: "Dal punto di vista di chi ha il dovere di garantire la stabilità delle istituzioni, la continuità della vita istituzionale e il proseguimento della legislatura, è meglio così".

La Russa: "No alla terza gamba" "Quello di Berlusconi è stato un discorso di alto profilo che non lascia spazio a polemiche pretestuose ed è stato fatto nell’interesse dell’Italia e degli italiani", commenta il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, auspicando non solo una maggioranza "ampia, ma anche condivisa e che non lasci spazio ad ambiguità". A chi gli chiedeva se nell’intervento del premier vi fosse un riconoscimento della corrente dei finiani, La Russa risponde che "è esattamente il contrario, esiste un solo gruppo parlamentare e non esistono terze gambe. Neanche in natura esistono persone o animali con tre gambe".

L'opposizione chiude Totale chiusura dell'opposizione al governo. "Questa è una fiducia messa per debolezza, nessuno vuole il cerino in mano, è la fiducia del cerino", spiega il leader Pd, Pier Luigi Bersani, chiedendo le dimissioni del governo e affermando che "ci vuole un passaggio elettorale, con più civili regole elettorali, perchè il paese non può più aspettare". Per Walter Veltroni Berlusconi ha parlato "di un mondo immaginario, non è il Paese che è fatto di imprenditori che non ce la fanno e di precari. Si tratta di un mondo a parte, televisivo. Questo discorso dà la misura della distanza dal Paese vero". Molto duro anche Dario Franceschini: "Il discorso tragicomico di un uomo che ha fallito come capo del governo e come capo di partito". "Dopo due anni da mister Hide, ora torna il volto del dottor Jekill mostrato a inizio legislatura ma durerà lo spazio di due ore - aggiunge il capogruppo del Pd - il premier ha fatto un elenco di promesse come arrivasse dalla luna e, oggi pomeriggio, dai numeri del voto si vedrà che questo è un governicchio appeso a Fini e ai voti dei suoi". Secondo Massimo D'Alema, "gli appelli alla coesione nazionale sono inviti che possono essere fatti solo da chi ha la credibilità per farli e non è il caso del presidente del Consiglio".

Lo show di Di Pietro Al termine del discorso del premier, il leader Idv si è subito lanciato nei soliti attacchi. "Berlusconi si è dimostrato quel che è: un serpente a sonagli che racconta la storia di un Paese diversa dalla realtà, illude i cittadini - tuona Antonio Di Pietro - a lui interessa solo fermare la magistratura e assicurarsi l’impunità, nella logica della P2 di cui è legale rappresentante". "Dopo un finto discorso di unità ci sarà una finta maggioranza, farlocca, venduta, comprata e ricattata - conclude l'ex pm - una maggioranza che tiene semplicemente alla propria poltrona". Poi il leader Idv lo equipara "al suo predecessore Nerone". Berlusconi scoppia a ridere, poi si tocca tre volte la testa con il dito, come a indicare che Di Pietro è matto. Infine ha alza le braccia. Dai banchi del Pdl si inizia a rumoreggiare, e i deputati abbandonano l’aula. Ma Di Pietro va avanti, in un crescendo rossiniano. Quando definisce Berlusconi "stupratore della democrazia" il presidente della Camera Fini, che aveva più volte scampanellato, interviene invitando Di Pietro a usare "un linguaggio consono a quest’aula". Parole al vento, con Di Pietro che incalza. Berlusconi si alza dal banco del governo, si gira verso Fini e gli chiede di intervenire: è l’unico momento in cui gli sguardi dei due si sfiorano dall’inizio della seduta. Fini ricorda "che siamo in collegamento televisivo diretto", ed invita tutti "a cominciare dall’onorevole Di Pietro, a tenere un atteggiamento consono, a mantenere la calma". Nel frattempo nei banchi dell’opposizione i deputati restano fermi e zitti e godono della scena. Fini torna ad intervenire. "Non è uno spettacolo che il Parlamento può offrire al Paese. L’onorevole Di Pietro si assume la responsabilità di quello che dice davanti all’Aula e davanti al Paese". E lo richiama all’ordine per la seconda volta.

La bocciatura di Casini "Un discorso da primo giorno di scuola, fatto solo di buoni sentimenti e di buone intenzioni, che avrebbe avuto un senso solo se l’avesse fatto nel 1994", spiega il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini citando come esempio il caso della Salerno-Reggio Calabria. "Berlusconi ne ha parlato - sottolinea il leader centrista - proprio mentre in Commissione hanno bocciato i fondi per la Salerno-Reggio e per la Statale Ionica". Insomma, prosegue Casini, "se avesse detto queste cose nel 1994 era più credibile. La maggior parte delle cose che ha detto non sono state poi fatte". Quanto poi al riferimento sulle elezioni fatto dal premier nel suo intervento, Casini ribatte: "E' un discorso molto elettorale".

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