"Ritrovarci qui ogni anno, il 10 febbraio, non è e non sarà mai un gesto formale per la nostra città. Io cerco di non mancare mai. Perché di fronte a crimini di questo genere, di cui i nazionalismi e le dittature di ogni colore politico si sono macchiati in passato e continuano purtroppo a macchiarsi ancora oggi, non si può tacere, non si può e non si deve restare indifferenti". Sono le parole di Beppe Sala ieri alla cerimonia in memoria delle vittime delle foibe in piazza della Repubblica. Davanti "allo straordinario monumento opera di Piero Tarticchio", l'artista esule istriano e parente di infoibati, dopo il "Silenzio" e la posa di corone, il sindaco nel suo discorso ha sottolineato che il Giorno del Ricordo "ci dà l'occasione per riaffermare con ancora maggior convinzione i valori democratici in cui crediamo. Milano tiene accesa la luce sulla tragedia delle foibe, che per troppo tempo è stata negata". Una tragedia "su cui il giudizio non può che essere unanime. Milano onora la memoria dei 350mila italiani dell'Adriatico orientale che hanno dovuto abbandonare la propria casa per scappare alla violenza e sopruso del regime di Tito. Per molti di loro Milano è stata la città dell'accoglienza, della speranza, anche se non è stato facile a causa di discriminazioni o perlomeno di diffidenza". Ricordare oggi gli esuli "significa anche riconoscere il loro coraggio. È invece avvilente riscontrare come ancora oggi nel mondo, a oltre 80 anni della liberazione dal nazifascismo in Italia e in Europa, continuino a verificarsi azioni repressive, persecutorie e razziste. Non è umanamente ammissibile nè accettabile". Ricorda il richiamo del Capo dello Stato Sergio Mattarella a "praticare e non solo ammirare i valori olimpici, pace, uguaglianza, fratellanza, giustizia e libertà". Valori "nutriti nel quotidiano anche attraverso le testimonianze e la memoria di ciò che è stato, con uno sguardo critico, onesto, e senza sconti di responsabilità". Presenti il leghista Samuele Piscina, l'assessore regionale FdI Romano La Russa e i consiglieri Marco Bestetti e Enrico Marcora, il prefetto Claudio Sgaraglia e il questore Bruno Megale.
Tarticchio, 90 anni, ha parlato dopo Sala. Ricorda "l'oblio che per troppo tempo ci ha umiliati e fatti sentire esuli in patria, l'istituzione del Giorno della memoria ci ha reso giustizia. Ma non va inteso come una rievocazione nostalgica, commemorare significa ricordare e divulgare avvenimenti troppo a lungo avvolti nel silenzio.
Non possiamo cambiare il passato ma la storia nella sua verità è la base su cui partire, lo dobbiamo a chi quei drammatici anni li ha vissuti e alle nuove generazioni che studieranno quegli eventi senza pagine strappate, come è giusto che sia".