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Forza Nec per digitalizzare l’esercito

Finmeccanica si prepara a diventare sempre più internazionale. Il colosso della tecnologia aerospaziale e della difesa già oggi ha una spiccata dimensione internazionale, al punto da poter considerare come mercati «domestici» Italia, Gran Bretagna e, in misura crescente, gli Stati Uniti. Già oggi il 41% dei 73mila dipendenti è impiegato fuori dall’Italia. Ma secondo Pier Francesco Guarguaglini, presidente e amministratore delegato, ancora non basta: «Riteniamo che i mercati internazionali siano un importante driver di crescita per il nostro gruppo e abbiamo definito una specifica strategia di ingresso in aree che hanno le giuste caratteristiche. Questo comporterà anche la creazione di partnership con selezionati operatori locali».
In effetti Finmeccanica si muove a tutto campo: dal Brasile alla Russia, dalla Turchia all’India, dalla Libia a Panama, agli Emirati Arabi Uniti. Non si cerca la semplice vendita di un prodotto, quanto accordi strutturali ad ampio spettro che possono riguardare diverse delle aree di attività di Finmeccanica: aerospazio, difesa, elettronica, ma anche energia e trasporto ferroviario. La via della cooperazione, del trasferimento di tecnologie, del co-sviluppo è sempre più appetita da Paesi che non si accontentano di acquistare un sistema «chiavi in mano».
Finmeccanica prevede già nel 2016 di ottenere sui mercati internazionali la metà dei ricavi e degli ordini, e questa è la chiave di volta per conseguire un incremento dei ricavi dai 18,2 miliardi del 2009 a 25 nel giro 6-7 anni, con un aumento del flusso di nuove commesse del 25%, a quota 26 miliardi di euro.
La diversificazione dei mercati e delle attività consente poi a Finmeccanica di meglio superare le crisi di questo o quel settore o area geografica.
A proposito del taglio dei bilanci della difesa che diversi Paesi europei stanno varando, Guarguaglini dice: «Sono convinto che il business del gruppo potrà resistere a queste difficoltà grazie alla sua struttura, perché un ruolo importante hanno i programmi di lunga durata, spesso in collaborazione internazionale, mentre l’elettronica per la difesa beneficerà dei programmi di ammodernamento ed estensione di vita operativa di molte piattaforme, senza dimenticare le opportunità che offre il comparto sicurezza».
Finmeccanica, poi, sta diventando sempre più efficiente, come conferma la ristrutturazione avviata nel settore elettronica per la difesa, che ha anche la finalità «di rendere più coerenti i perimetri di attività delle nostre aziende che operano nel settore, definendo al contempo per i clienti interlocutori univoci per ciascuna linea di attività».
Finmeccanica continuerà a concentrarsi nel «core business» aerospaziale e della difesa, e Guarguaglini conferma la volontà di «collocare parte del capitale azionario di Ansaldo Energia sul mercato, anche se la tempistica sarà inevitabilmente legata all’evoluzione dei mercati azionari. Allo stesso tempo c’è la disponibilità a collaborazioni o partnership con gruppi che offrano opportunità di crescita ad Ansaldo Energia». E anche nell’ambito del core business ci saranno aggiustamenti, ad esempio nel campo dei sistemi di difesa, per i quali è prevista una partnership specifica. «Del resto lo abbiamo già fatto in passato - aggiunge Guarguaglini - basta pensare alla costituzione della joint missilistica europea, Mbda».


Ancora, un importante ingrediente per rimanere al vertice e crescere in un settore enormemente competitivo è l’investimento nella ricerca e nello sviluppo tecnologico, che Finmeccanica sostiene in tutti i settori chiave, a dispetto della situazione economica mondiale. Lo confermano i quasi 2 miliardi spesi in ricerca nel 2009, rispetto a 1,8 miliardi nel 2008. Perché l’investimento tecnologico è una polizza assicurativa per continuare ad avere successo a medio e lungo termine.

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