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"Ecco il mio Veneto post Zaia. I Giochi un traino per l'Italia"

Il governatore Alberto Stefani: "L'eredità di Luca è un patrimonio da valorizzare ma in questi 15 anni la società è cambiata"

"Ecco il mio Veneto post Zaia. I Giochi un traino per l'Italia"

nostro inviato a Montegrotto Terme (Padova)

Il weekend-tipo del neo governatore del Veneto, Alberto Stefani: sabato a Belluno per inaugurare i mezzi speciali di soccorso delle Olimpiadi Milano-Cortina, poi a pranzo nel Padovano e in serata nel Vicentino ad un incontro con le associazioni di volontariato. Ieri mattina era a Verona per il passaggio della torcia olimpica e dopo cena a Montegrotto Terme, Padova, all'hotel Esplanade Tergesteo dove è stato l'ospite d'onore della Festa dei lettori del Giornale. In totale ha percorso almeno 600 chilometri percorsi due giornate piene. L'enfant prodige della Lega si è presentato così ai nostri lettori, in questa intervista.

Presidente, da un cardiochirurgo di fama internazionale come Gerosa a un ex sottosegretario come Bitonci. Per la sua nuova giunta, che conta su assessori di varia estrazione, si parla già di "Metodo Stefani". Che cosa prevede?

"Parlerei di criterio della competenza. Gino Gerosa è uno specialista di fama mondiale. Massimo Bitonci è un politico di esperienza e un tecnico di riconosciute capacità. Ma non solo. Nella nostra squadra abbiamo tanti ex sindaci ed ex amministratori, abituati a confrontarsi con i problemi reali delle persone e a trovare soluzioni concrete. I veneti vogliono questo: pochi slogan, tanti fatti".

In Veneto si è arrivati al primo anno DZ, dopo i quindici anni di era Zaia. Ha ereditato una macchina oliata o era necessario un tagliando?

"La macchina regionale è rodata ed efficiente. E l'eredità di Luca Zaia è un patrimonio che farò di tutto per valorizzare. C'è un tema però".

Quale?

"La società negli ultimi 15 anni è cambiata. Ci sono nuove sfide e nuove emergenze da affrontare. Ad avere bisogno di un tagliando non sono le persone, ma proposte politiche. Ecco perché il nostro programma è in piena continuità con quello dell'amministrazione di Zaia, ma fa dei passi avanti in tema di sociale, tutela ambientale e formazione e lavoro".

E sul piano personale che cosa rappresenta Luca Zaia per lei: un maestro o una scomoda pietra di paragone.

"È anzitutto un amico. E quando fra due amministratori c'è un rapporto personale, tutto diventa più facile".

Lei si prepara ad aprire le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. L'effetto si esaurirà con i Giochi o avete programmato una ricaduta a lungo termine per il Veneto?

"L'evento olimpico rappresenta una straordinaria opportunità per tutto il Paese e l'auspicio di tutti è che diventi volano per il turismo e l'economia dei territori. Quanto accadrà dopo dipende dalla capacità che avremo di collaborare. La vera sfida per la nostra amministrazione sarà questa: far fruttare questa legacy a tutti i livelli. Anche in ambito sociale. Faccio un esempio. In Veneto ci saranno le Paralimpiadi più belle di sempre, come ha recentemente dichiarato Craig Spence, dell'International Paralympic Committee. Quando le gare saranno finite, però, continueremo a impegnarci sui temi dell'accessibilità e dell'inclusione".

Manifattura o turismo: quale sarà la vocazione prevalente della Regione che lei guida?

"Parliamo di due settori che stanno attraversando fasi completamente diverse. La manifattura soffre la crisi internazionale, le scelte assurde di Bruxelles e la mancanza di manodopera qualificata. Il turismo invece è in ottima salute e la nostra Regione è prima in Italia per numero di visitatori. La risposta alla sua domanda è questa: nella nostra regione sarà prevalente la vocazione alla sostenibilità economica, sociale e ambientale di tutti i settori dell'economia. E su questo stiamo lavorando, puntando anche sulla valorizzazione del made in Veneto e sulla formazione di nuove figure professionali, ad alta specializzazione tecnica, che realizzino loro stesse nelle nostre aziende, con orgoglio e senza sentirsi inferiori chi sceglie percorsi di studio differenti. Centrale sarà la capacità di trattenere capitale umano, investendo in servizi e welfare a misura di giovani e famiglie".

Dal Veneto bianco democristiano al Veneto verde della Lega. Chi sono oggi gli elettori che da quattro mandati votano senza pause i presidenti del Carroccio?

"Credo che i veneti abbiano premiato persone in cui si riconoscono. Non è tanto una questione di bandiera, ma di modo di affrontare le cose. Con pragmatismo, coraggio e impegno".

A soli 33 anni vanta un curriculum di lungo corso tra le esperienze da sindaco e da deputato. Quali obiettivi le restano ancora da raggiungere?

"Il mio unico obiettivo è impegnarmi per rendere il Veneto un posto sempre più bello e sempre più felice. Lo devo a 1.211.000 veneti che ci hanno dato la loro fiducia nelle urne".

Che cosa le manca di Roma e che cosa non rimpiange dell'esperienza parlamentare?

"Non vivo di ricordi, ma penso al futuro. E il mio futuro è lavorare per i veneti. Certo, l'esperienza parlamentare è stata utile e formativa. Ma anche fra i banchi di Montecitorio, il mio impegno è sempre stato rivolto anzitutto verso il territorio che ero stato chiamato a rappresentare".

Lei rivendica il suo ruolo territoriale. Ma se dovesse dare un consiglio al segretario Matteo Salvini quale spunto offrirebbe?

"Matteo Salvini non ha bisogno di consigli. È stato il ministro degli Interni più apprezzato per aver quasi azzerato l'immigrazione clandestina, è vicepremier e, da capo del dicastero alle infrastrutture e trasporti sta dando risposte ai territori.

Mercoledì scorso l'ho incontrato a Roma e ha dato il via libera a due progetti strategici per la nostra regione: la creazione dell'holding autostradale del nordest e il raddoppio della statale Romea. Qualcosa che il Veneto attendeva da anni".

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