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"Frankenstein e signora non erano due mostri"

Nelle sale esce il film "La sposa!" sulla moglie del personaggio inventato da Mary Shelley. Parla Maggie Gyllenhaal

"Frankenstein e signora non erano due mostri"
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Era il lontano 1935 quando al cinema usciva La moglie di Frankenstein. Sfruttava il successo del film del 1931 diretto da James Whale per riportare al cinema il mostro creato da Mary Shelley. Novantun anni più tardi Maggie Gyllenhaal ha scritto e diretto La Sposa!, ora al cinema in Italia in più di 500 sale. Jessie Bukley, fresca di nomination all'Oscar per Hamnet, è la sposa del titolo, Christian Bale è Frankenstein, Annette Bening è la scienziata autrice dei mostruosi esperimenti. Spiega la regista: "In quel vecchio film la Sposa appare solo per due minuti e non dice una singola parola. Mi sono incuriosita. Cosa stava pensando quella donna? Cosa provava? Quasi cent'anni fa, era completamente mancato il racconto della prospettiva femminile, in un film che sin dal titolo parlava di una donna".

Il risultato è un racconto ribelle, quasi punk. La Sposa tossisce un fluido nero. Che significato ha questa immagine?

"È uno dei momenti che amo di più del film. Nella sceneggiatura, questo inchiostro nero le scorre nelle vene e le blocca la gola, il cuore e l'espressione. Quando finalmente riesce a espellerlo, è come se stesse ripulendo il silenzio che le era stato imposto".

Il film ridefinisce il concetto di "mostro". In un'epoca che ci vuole sempre perfetti, qual è il messaggio della sua Sposa?

"Credo che ognuno di noi abbia degli aspetti mostruosi, parti di noi che ci è stato detto di non mostrare o di eliminare, correggere. Questo film è una celebrazione di tutto ciò. Invece di scappare dal mostro, io dico: girati e stringigli la mano".

Nel suo film i mostri hanno un'umanità ancora più marcata di quella degli esseri umani e un impatto estetico molto definito.

"Per Frank (il mostro di Frankenstein interpretato da Christian Bale, ndr), non volevo una maschera o un costume da Halloween, volevo che sembrasse qualcuno che avesse davvero vissuto quell'orrore, con i tatuaggi sul viso che indicano i punti in cui la carne è stata cucita, magari con scritte in latino. Per Jessie, abbiamo scelto elementi estetici forti, come le sopracciglia decolorate e i capelli bianchi: scelte che servono a raccontare una storia, non solo a creare un'immagine d'impatto".

Questo film segna una nuova collaborazione con Jessie Buckley, ora fresca di nomination all'Oscar, per Hamnet. Insieme avevate lavorato al film La figlia oscura, dal romanzo di Elena Ferrante.

"È raro trovare una comprensione reciproca così profonda, per questo mi piace lavorare con lei. Ci sfidiamo a vicenda a spingerci oltre i limiti, e il film stesso è una sfida.

E io vorrei sfidare il pubblico a non affrontare i suoi mostri da solo, chiuso in una stanza, ma a farlo insieme, in un cinema pieno di gente. Vorrei che fosse un'esperienza collettiva, quasi come un concerto, dove entriamo tutti insieme, nel ritmo della nostra mostruosità".

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