Non riesco più a dormire
Dallaprile del 1945, le mie notti sono cambiate, prima lentamente poi sempre più velocemente: nel senso che non chiudo occhio la notte, e quando a grande fatica riesco ad addormentarmi, mi sveglio, improvvisamente nel cuore della notte, svegliato dai miei incubi: negli occhi le facce delle persone che di notte e di giorno, ho trascinato crudelmente, fuori dalle loro case per «giustiziarle» in quanto «spie fasciste», con nelle orecchie le loro suppliche di non ucciderle, con negli occhi le loro sagome curve mentre si stanno scavando la fossa sotto gli sguardi feroci dei miei compagni armati, e nelle orecchie il rumore sordo della pala che scava
fino alla raffica risolutiva. Come faccio a dormire, se ogni notte mi si presentano decine e decine di persone che ho ammazzato senza pietà e con odio vendicativo, sparando con il mitra, con la pistola, che ho sotterrato e sparso in un ultimo conato di rancore, con il lancio di una bomba a mano
giovani, vecchi, donne, ragazzini e ragazzine, tutti fascisti? O solo comodi bersagli di un odio senza riposo? Come faccio a dormire se ancora oggi vivo da benestante, con i denari e loro, che ho rubato dalle case di queste persone, dopo averle ammazzate
Come posso dormire, se godo di onori politici, salutato e rispettato come un Liberatore, con sulla coscienza, questi innumerevoli omicidi assolutamente inutili e frutto dellodio più lacerante? Come faccio a prendere sonno se ancora ora, ricordo lucidamente i giovani corpi di quei 200, ragazzi in divisa, impastati di «mistica fascista», ammazzati senza pietà, spogliati di ogni avere e poi buttati come fantocci a frollare e marcire nei boschi di castagni al confine tra due province? Come posso addormentarmi, mentre ricordo tutte le fosse, tutte le fosse dove abbiamo, io e i miei compagni, buttato corpi, come se fossero rifiuti. Come fossero vecchie cosa da dimenticare
fardelli insanguinati
animali abbattuti. Quando passo con i miei nipoti in certi luoghi, i brividi mi assalgono, le povere anime delle «spie fasciste» escono dallabisso dei miei ricordi più segreti, e si mostrano in silenzio.
Un rimorso sincero a volte può riscattare.