Furti all’Arte, rubati interi mazzi di chiavi delle case

Tre saccheggi in cinque giorni, con atti di vandalismo, un tentativo di forzare una cassaforte, la razzia di mazzi di chiavi di alloggi popolari ancora da assegnare e il furto di un’auto, messo a segno in pieno giorno con una disinvoltura inquietante. Il tutto passato quasi sotto silenzio, non fosse stato per alcuni siti Internet che hanno rilanciato la notizia. Ma per i dirigenti dell’Arte, l’azienda regionale territoriale per l’edilizia, le ultime e frequenti visite dei ladri nella sede di Bernardo Castello 3 a Genova, vanno interpretate come «sgarbi di qualcuno». Spiega Clara Bonaiuto, dell’ufficio stampa dell’Arte: «Nessuna voglia di non dare la notizia dei furti. Anche se, forse, un po’ di riservatezza sarebbe stata opportuna. Ma il problema di queste scorribande - assicura la dirigente - è stato più rimettere a posto e riparare i danni che fare l’inventario delle cose rubate». Che però non sono oggetti di poco conto: mazzi di chiavi di appartamenti da assegnare e un’auto di rappresentanza portata via all’ora di pranzo sotto il naso dell’azienda. «In effetti - ammette Bonaiuto - il furto della vettura ha particolarità inusuali. Prima i ladri hanno depredato i nostri uffici portandosi via anche le chiavi dell’auto. Il giorno dopo sono venuti a prendersela». Circostanza che denota una sicurezza vicina alla strafottenza. Dall’Azienda precisano che tutte le serrature corrispondenti alle chiavi rubate sono state cambiate il giorno dopo il furto. Ma la responsabile dell’ufficio stampa di Arte rivela anche un particolare curioso: «Dopo una razzia è stata trovata una banconota che non appartiene agli impiegati o alla cassa dell’ente. È verosimile che sia caduta ai malviventi». Il che sarebbe davvero bizzarro. «Anche per questo - dice Clara Bonaiuto - qui in Arte abbiamo la convinzione che più che furti questi siano stati sgarbi di qualcuno». Ma chi? Forse qualche assegnatario, in lista da troppo tempo, a cui non è stata data l’abitazione? «Potrebbe anche essere qualcuno a cui abbiamo tolto l’appartamento» ipotizza la dirigente. Tesi che aprono scenari ancora più inquietanti rispetto a furti di cui si rendono responsabili i «topi di appartamento». Anche su questi aspetti dovranno fare luce le indagini avviate dalle forze dell’ordine.

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