Gabbie salariali, Gasparri: "Il Pdl è contrario" Il no dei sindacati: "Ritorno all'Unione Sovietica"

Continua lo scontro sulle gabbie salariali. Secco no di Confindustria. La Cgil: "Pagheremo la debolezza del Paese". Scajola: "Niente discriminazioni". Formigoni: "Di sbagliato c'è solo il nome"

Gabbie salariali, Gasparri: "Il Pdl è contrario" 
Il no dei sindacati: "Ritorno all'Unione Sovietica"

Roma - Continua il dibattito sulle gabbie salariali e sulla questione meridionale. "Uno show mediatico. Nulla di più", commenta duramente il leader del Pd, Dario Franceschini. Ma il "no" più secco arriva proprio dai sindacati con la Uil che bolla la proposta come "una stupidaggine" e la Cisl che paragona l'Italia all'Unione Sovietica. Nel governo, invece, frenano il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che invita a non creare discriminazioni, e 

Governo e maggioranza in frenata Il ministro Scajola invita il governo a non creare alcuna discriminazione territoriale: "La contrattazione deve tenere conto della produttività". Secondo Scajola, "la valutazione non è quella di accondiscendere alla terminologia gabbie salariali: il presidente del Consiglio sostiene la tesi che la contrattazione si sposti dal livello centrale a quello territoriale. Dobbiamo avvicinare la contrattazione al territorio, alla specificità aziendale e anche alla produttività del territorio". Anche secondo il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, "non c’è alcuna intenzione da parte della maggioranza di portare all’esame del Parlamento una legge che imponga differenze nei redditi tra Nord e Sud". "La sola ipotesi contrasta con tutte le proposte finora avanzate dai gruppi parlamentari del Pdl al Senato ed alla Camera che in un documento programmatico hanno fissato le linee guida, da discutere alla ripresa dei lavori parlamentari, modificabili e migliorabili, per il rilancio del Mezzogiorno", conclude Gasparri rinnovando "l’appello a togliere dal tavolo della questione il termine gabbie salariali".

Le accuse della Cgil al governo "La Cgil è contrarissima alle gabbie salariali, perché con la loro reintroduzione i lavoratori pagherebbero la debolezza del Paese", commenta la segretaria confederale Morena Piccinnini. Riguardo al Mezzogiorno, "bisogna considerare di più e meglio quel lavoro che invece oggi è profondamente sottovalutato da tutto il sistema delle imprese che scaricano sui lavoratori la loro debolezza in termini di progettazione e capacità di stare sul mercato". Questo per Piccinini, "è il peggior esempio di federalismo, un’idea per la quale si fanno pagare ai lavoratori i prezzi della debolezza del paese, che per noi naturalmente è inaccettabile".

La bocciatura della Uil Le gabbie salariali sono solo una stupidità, non condivisa da nessun imprenditore o dalle loro associazioni, perchè il salario e le retribuzioni compensano il lavoro come si fa e non dove si fa: "i politici dovrebbero essere un pò più attenti quando affrontano i problemi salariali". Secondo il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, la proposta è "una stupidaggine che si applicava in Italia e in Urss negli anni ’50: due esperienze che si sono estinte negli anni ’90 positivamente nel nostro paese e in ben altro modo nell’Unione sovietica. Nessuno riesce a dire come potrebbero essere applicate". Angeletti boccia anche l’opzione di una scala mobile a doppia velocità: "È anche questa è una stupidaggine perché il salario e le retribuzioni compensano il lavoro come si fa e non dove si fa".

Cisl: "Ritorno all'Urss" Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, osserva che pensare di stabilire i salari per legge sarebbe un ritorno all’Unione Sovietica, scavalcando le parti sociali. Il leader della Cisl suggerisce che da Milano a Palermo bisogna spendere "tutto ciò che possiamo" soprattutto "nel campo delle infrastrutture e dell’energia" e che occorre "un cambio di mentalità e di comportamenti" attraverso "una mobilitazione contro i ritardi, le infiltrazioni criminali, i conformismi. Sicuramente sceglieremo alcuni luoghi simbolici, come Siracusa, Civitavecchia, Porto Tolle".

Il no degli imprenditori Confindustria non sembra molto interessata a contratti regionali con salari (più bassi al sud) legati al costo della vita, proposta rilanciata da Berlusconi. E men che meno a interventi di legge. Parola di giampaolo galli, economista e direttore generale dell’organizzazione degli industriali che, in un’intervista a la stampa, afferma: "Siamo contrari a una norma che imponga un differenziale salariale tra diverse aree del paese. Tali questioni - dice galli - devono essere affrontate dalle parti sociali nell’ambito della contrattazione aziendale".

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