Roma

«Per garantire la sicurezza della città c’è bisogno dell’aiuto del volontariato»

«Per garantire la sicurezza della città c’è bisogno dell’aiuto del volontariato»

Tra una capatina al Moma e una passeggiata sulla Fifth Avenue, il sindaco Alemanno ripensa l’approccio al problema della sicurezza ispirandosi allo sceriffo Rudolph Giuliani, l’uomo che fece della «tolleranza zero» il suo vessillo, ponendo un freno al dilagare della criminalità nella sua New York; anche se poi va detto che da quelle parti qualcuno che non fosse d’accordo con i suoi metodi c’era pure e, quando ne ha avuto la possibilità, non ha perso occasione di metterne in dubbio l’efficacia. Di diverso avviso Alemanno. Lui che nella Grande Mela vede un modello da seguire, Giuliani lo ha incontrato giusto ieri. E per riportare la tranquillità nelle strade della capitale ha anche ipotizzato un’eventuale consulenza, con l’ex sindaco di New York chiamato a impartire lezioni e sciorinare consigli su cosa fare, e come, quaggiù da noi che al posto del Bronx sfoderiamo la più rusticana Torrevecchia, o Tor Bella Monaca, o male che va San Basilio. Una prospettiva che suscita clamore, questo sì, poi chissà.
A Giuliani è stato attribuito il merito di aver messo alla porta durante il suo incarico malviventi, barboni e tossicodipendenti. Dopo averci parlato vis à vis il sindaco di Roma ha raccontato: «Rudolph capì che la misura era colma quando era stato suggerito alle ragazze di non guardare gli altri negli occhi perché poteva sembrare una provocazione». Da lì tutta una serie di misure drastiche, e il ricorso alla famosa «tolleranza zero», per garantire ai cittadini un po’ di pace, o perlomeno per scrollare loro di dosso quel fastidioso senso di paura che li accompagnava quando camminavano per le vie di Brooklyn, del Queens, o anche solo quando costeggiavano i grattacieli della più mite Manhattan, il distretto al centro della città.
Nel caso di Giuliani, e di New York, l’idea da cui ha avuto inizio la riscossa dei buoni sui cattivi - il dualismo filmico, visto dove siamo, dovrebbe andare - è stata quella di rilanciare la figura dei poliziotti volontari che, impiegati part-time e a costo zero, si sono messi a pattugliare le strade, fungendo così da occhi e orecchi extra, una manna per le autorità. Ed è proprio da questa pensata che Alemanno vuole ripartire. «Volontariato di partecipazione civile», così lo chiama, lui che non apprezza il termine ronde, per via di quella connotazione negativa che si porta dietro. «Senza l’aiuto dei cittadini - ha ribadito - non si può sperare di risolvere il problema della sicurezza in tempi brevi. Vanno coinvolte anche le comunità d’immigrati. Questo, però, non significa che da parte delle autorità vi sia uno scarico di responsabilità». Il tutto mentre un abitante su due sostiene che nella capitale la criminalità sia in ascesa, secondo una indagine sulla «percezione della sicurezza» condotta dalla facoltà di Scienze della comunicazione della Sapienza. E oltre il 70 per cento afferma che non parteciperebbe alle ronde, dicendosi favorevole piuttosto all’uso di sistemi di video-sorveglianza.

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