É diventata ormai una tecnica di comunicazione collaudata: appena i tifosi minacciano la rivolta per protestare contro qualche trasferimento sgradito, comincia il balletto delle responsabilità. É successo a Genova tra Pazzini e la Samp subito dopo il passaggio dell'attaccante in nerazzurro. Il presidente Garrone ha infatti spiegato ai suoi abbonati e ai suoi tifosi che è stato Pazzini a tagliare la corda e non lui a cederlo. Insomma si è dovuto arrendere alla volontà del giocatore, trattenuto invece in estate a dispetto delle molte richieste (lo ha confermato anche Branca).
La verità è un'altra. E cioè che la famiglia Garrone ha deciso di disimpegnarsi dalla Sampdoria, il cui costo è diventato eccessivo (ha chiuso l'ultimo bilancio con un meno 16 milioni, e il prossimo si annuncia ancora più pesante). Perciò ha fatto partire Cassano, per liberarsi del suo stipendio, e adesso anche Pazzini. Anche a Firenze è successo qualcosa di molto simile. Mutu si è addirittura messo d'accordo col Cesena, ha rotto con la piazza e con lo spogliatoio ma è rimasto in maglia viola solo e soltanto per il determinato comportamento dei fratelli Della Valle.
Garrone accusa Pazzini ma lui poteva fare come i Della Valle con Mutu
É diventata ormai una moda: appena certi calciatori vengono trasferiti, i rispettivi dirigenti scaricano su di loro la responsabilità della partenza. A Firenze, già con Toni e adesso con Mutu, la proprietà si è ribellata all'idea di lasciare partire il ribello romeno
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