La gelosia sociale

Sono nel mirino «i grandi patrimoni» e il centrosinistra sta tornando a prospettare la ricchezza come una fonte di antagonismo politico: da questo riflesso di egalitarismo, ha osservato Il Foglio, può nascere l’invidia sociale. L’analisi è interessante, ma vien voglia di rispondere che potrebbe trattarsi più di gelosia sociale che non di invidia.
La confusione tra i concetti di invidia e di gelosia, assai frequente sia in ambito clinico che nel gergo comune, si fa rivelatrice: l’invidia è il desiderio di avere qualcosa che altri possiede, la gelosia è la stessa cosa con in più il desiderio che altri non la possegga più. L’invidiosa vuole una bambola come la sua amica, la gelosa vuole la bambola della sua amica. L’invidia può essere positiva e portare all’emulazione, a un conflitto sociale ossia che spinga al miglioramento e a una competizione in cui dare il massimo; la gelosia include un’aggressività che può portare a sgambettare l’avversario. Come spiega Philip Spielman in un bel saggio psicoanalitico del 1993 (L’invidia, Bollati Boringhieri) l’invidioso si muove da una conspevolezza di inferiorità, mentre il geloso affonda le proprie radici nella valutazione di ciò che gli sembra essergli dovuto. A voi valutare dove si collochino, in questo quadro, certa sinistra e certo Berlusconi.

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