Generosa Toscana, su clima e terzo mondo non bada a spese

La Regione finanzia fondazioni che si occupano di protocollo di Kyoto e sviluppo sostenibile. E sul sito non una riga sui compensi ai politici

La terra di Toscana conferma la sua rinomata generosità, anche quando si tratta di consulenze. Sul sito della Regione ce n’è un bell’elenco, di cui noi riportiamo solo quelle con gli importi maggiori. A dire la verità a stupire, ancor più che gli importi, sono i percettori delle prebende. La Toscana sembra particolarmente interessata a devolvere denari in non meglio specificate consulenze «verdi» politicamente corrette in genere. Passi per la più ricca, che alla voce Distaf rimanda all’università di Firenze, Dipartimento ambiente e foreste. C’è poi l’Irre Toscana, un istituto che fa capo alla Pubblica istruzione e vara progetti e studi educativi.
Ma i capitoli che meriterebbero maggior approfondimento, sono quelli dal sapore più «no global». Ad esempio, mettendo insieme un paio di incarichi, la Fondazione Toscana sostenibile risulta aver portato a casa in totale 180mila euro. Di che si occupa la fortunata Fondazione? Il sito recita «di promuovere modelli di sviluppo sostenibile». «E che vor di’ ?», avrebbe detto Alberto Sordi.
Ma non è finita. Scorrendo la lista c’è anche una dottoressa Umiliana Grifoni che, stando alle notizie reperibili sul web, sembrerebbe occuparsi di cooperazione internazionale. Tipico tema statutario nell’attività delle Regioni. O no? E vale la pena di annotare anche il contributo da 50mila euro all’Associazione Kyoto Club. Qui non ci si sbaglia: il riferimento è al protocollo di Kyoto, l’accordo internazionale che doveva ridurre le emissioni di gas serra nell’aria e che per ora ha soprattutto creato un opaco commercio di certificazioni e quote di inquinamento.
Per il resto, gli stipendi dei dirigenti della Regione Toscana sono correttamente riportati nel sito. Manca invece il capitolo relativo agli introiti dei politici, consiglieri regionali e assessori. Di recente, il neopresidente Enrico Rossi si è vantato di guadagnare meno dei colleghi del Veneto Luca Zaia e della Puglia Nichi Vendola. Ma nero su bianco, come vorrebbe la norma sulla trasparenza, non c’è nulla. Da notizie giornalistiche, i compensi sarebbero effettivamente più bassi. Piuttosto abbondanti invece i rimborsi esentasse.

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