Genova brucia E non si sa ancora per quanto

Genova tagliata in due. Una linea netta che spacca il cielo all’altezza della Foce, a Ponente terso e azzurro, a Levante un bianco opaco che avvolge la città fino al mare. La fuliggine fitta come nebbia, la cenere che avvolge i poggioli delle case di Sant’Ilario, Nervi, Quinto, Priaruggia e su fino a Staglieno, Quezzi e Molassana. È uno degli incendi più devastanti che negli ultimi trent’anni hanno colpito il capoluogo ligure distruggendo oltre 800 ettari di vegetazione con un bilancio del tutto provvisorio che potrebbe peggiorare visto che il fronte del fuoco, ieri sera, era ancora attivo nonostante i vigili del fuoco fossero impegnati in maniera massiccia con canadair ed elicotteri arrivati anche da altre regioni. Un lavoro che va avanti dal pomeriggio di domenica con mezzi aerei costretti ad andare avanti anche oltre il tramonto (termine previsto per questioni di sicurezza), e squadre di terra che hanno lavorato senza sosta per tutta la notte.
Incendi non casuali
Le fiamme hanno bucato il polmone verde del levante cittadino tra il monte Moro e il monte Fasce dove nelle prime ore del pomeriggio di domenica avevano cominciato a fare i primi danni. Poi piano piano altri focolai hanno cominciato a bruciare in altre zone: Bavari, Borgoratti, San Martino. Con una cadenza quasi programmata e senza soluzione di continuità tanto che appare più che chiaro che si stia parlando di incendi non dovuti al caso ma provocati. Colposi se non, più chiaramente, dolosi. I vigili del fuoco e la polizia municipale da ier mattina hanno cominciato a raccogliere denunce e segnalazioni su cui si sta cercando di fare luce. In mezzo a tutto questo c’è un lavoro che continuerà per almeno tutta la giornata odierna sempre che il timer (...)

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