Aggredito chi non tifa per la «kultura»

La tolleranza è un valore, ma a senso unico. Il rispetto del prossimo, vale solo in una direzione. L'ultimo, grave episodio è avvenuto a Genova la scorsa settimana, ma si è saputo solo recentemente visto che non è neppure stata raccolta la denuncia del gruppo di cittadini aderenti al «Comitato Insieme per la Verità», che hanno cercato di sostenere una tesi contraria a quella propagandata da Palazzo Ducale con la manifestazione «La storia in piazza - identità sessuali». Il presidente del comitato, Maria Teresa Carta, il segretario Rino Tartaglino e Carlo Barbieri, hanno allestito un banchetto in largo Pertini, con regolare autorizzazione. Non avevano «digerito» il messaggio diffuso da Palazzo Ducale sotto forma di inziativa culturale. «Già la manifestazione era pubblicizzata con manifesti che hanno sfruttato l'immagine dei bambini, belli e innocenti, di Antoon Van Dick, offendendo gravemente la sensibilità dei cittadini - spiegano -. Per quattro giorni più di sessanta italiani e stranieri si sono alternati per propagandare la teoria del gender secondo cui il sesso si sceglie o si cambia nel corso della vita. Un inganno che trova conferma nello stesso testo pubblicitario: “Si è scelto di indagare l'idea che l'identità maschile e quella femminile siano in gran parte il risultato di costruzioni culturali”. È la pretesa di voler cambiare sesso contro l'etica e contro la natura e con gravi danni per l'integrità fisica e psichica della persona, dei giovani in particolare e contro la famiglia naturale». Contro questa impostazione, il comitato ha chiesto e ottenuto di distribuire volantini. A metà pomeriggio del 23 aprile tuttavia è arrivato uno sconosciuto che ha iniziato a insultare gli esponenti del comitato, gridando loro più volte: «Fascisti». Ha poi gettato in aria il tavolino, continuando con insulti e minacce prima di allontanarsi.
Evidente l'esempio dato da chi in genere protesta l'intolleranza altrui e pretende il rispetto solo delle proprie idee. Altrettanto incredibile è quanto accaduto dopo. Gli esponenti del comitato «Insieme per la verità» hanno chiamato i vigili, che li hanno indirizzati alla polizia, che a sua volta ha detto che era impossibile fare qualcosa perché ormai tardi. Due carabinieri passati in piazza hanno suggerito di rivolgersi al comando di Portoria o al commissariato di polizia in piazza Matteotti dove, a detta dei tre esponenti, è stato risposto che «non serviva fare una denuncia contro ignoti e ha consigliato di segnalare la nostra presenza per le prossime volte». A parte invertite cosa sarebbe accaduto?

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