«Grazie Diego» gli ripetono i tifosi, radunati all'uscita del campo di allenamento della nazionale rumena, a caccia di autografi dei loro beniamini Mutu, Chivu e Marica. Lui è Diego Longo, 34 anni, un'infanzia trascorsa tra i carruggi di Genova e dal maggio scorso nello staff della nazionale di calcio della Romania nel ruolo di preparatore atletico o, come direbbero a Bucarest, preparator fizic. Longo inizia a giocare a calcio all'età di 7 anni, ma la partenza non è delle migliori: allenatori «stregoni» e alcuni problemi alla cartilagine del ginocchio, lo spingono verso altre direzioni: «Mi interessava approfondire argomenti legati allo sport, - afferma Longo - soprattutto al calcio. Così, mentre studiavo all'Isef, lavoravo nelle scuole pubbliche come maestro di educazione motoria e nelle scuole private come insegnante di calcio». Più tardi arrivano le prime esperienze da allenatore nelle giovanili della Grassorutese e della Sammargheritese. Nel giugno del 2005 la sua vita prende una piega inaspettata: «Mentre lavoravo nella prima squadra del Pontedecimo, avevo conosciuto una persona che faceva il preparatore atletico in Romania alla Dinamo Bucarest. Mi aveva detto che l'allenatore Razvan Lucescu - figlio dell'ex tecnico dell'Inter Mircea - cercava un preparatore al Rapid Bucarest. Con Lucescu ci capimmo al volo e nel giro di tre giorni ero in campo a Bucarest».
Nella capitale arrivano le prime soddisfazioni nel calcio che conta, quel calcio che Longo aveva sognato fin da bambino: «Abbiamo superato i preliminari di Uefa, battendo il Feyenoord di Kuyt, lo Stoccarda del Trap, l'Amburgo di Van Der Vaart e ai quarti di finale siamo usciti con due pareggi contro lo Steaua Bucarest. Lo stesso anno abbiamo vinto la coppa di Romania e siamo arrivati secondi in campionato». Alle coppe europee è legato il suo ricordo più bello: «Dopo la partita pareggiata con il Feyenoord in Olanda, ho chiamato i miei genitori e non riuscivo nemmeno a parlare perché piangevo». L'anno successivo altre otto gare di Uefa, quarto posto in campionato e trionfo in coppa di Romania. L'intesa con Lucescu cresce giorno dopo giorno. A fine stagione allenatore e staff decidono di accettare una sfida impopolare e rimettersi in gioco: si trasferiscono al Brasov, squadra di serie B rumena, nonostante le richieste di molte società più importanti. La passione e l'impegno portano ad un risultato sperato, ma inimmaginabile nelle proporzioni: vittoria del campionato con 8 giornate di anticipo. Longo lavora bene, Lucescu lo stima e lo promuove a suo assistente. In serie A da neopromossi, un'altra stagione da assoluti protagonisti: ottavo posto e Uefa mancata per soli 2 punti.
A maggio 2009 Lucescu viene chiamato alla guida della nazionale rumena e affida la preparazione atletica dei suoi calciatori proprio a Longo: «Stiamo formando un gruppo per qualificarci agli Europei del 2012», dice Longo. Moviole, procuratori e tante pressioni. Il calcio in Romania è come in Italia, se non peggio: «Qui non c'è la capacità di gestire le tensioni. Ci sono 3 televisioni che parlano di calcio 24 ore su 24 e tanti interessi legati a procuratori e proprietari di club. Gli scandali e le polemiche sono anche più frequenti». La sua Genova con i mugugni e l'aria di mare gli manca tanto e appena può prende il primo aereo per abbracciare amici e parenti. A Genoa e Sampdoria «consiglia»: «Daniel Niculae, attaccante dell'Auxerre, in scadenza a giugno. Un ragazzo eccezionale e un giocatore dalle grandi qualità». Chissà che Marotta o Preziosi un giorno incontrando Longo non gli sussurrino: «Grazie Diego».
Laltro genovese in Romania.
Il genovese che ha stregato Lucescu
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