E sì che quando ebbe il coraggio di sbattere in faccia a Trump quello che pensava di lui - senza rivolvere niente - noi avremmo voluto vivere un'ora da Sánchez. E invece...
E invece ieri il presidente spagnolo Pedro Sánchez, hombre vertical inginocchiato al familismo, ha passato un brutto quarto d'ora quando ha saputo che la moglie, Begoña Gómez, è stata rinviata a giudizio con le accuse di traffico di influenze, corruzione, malversazione e appropriazione indebita; in un'ordinanza in cui il magistrato scrive che "I modi di agire del palazzo presidenziale appaiono più propri dei regimi assolutisti, per fortuna ormai dimenticati nel nostro Stato".
Ovviamente noi siamo per aspettare i tre gradi di giudizio. Adelante, Pedro, con juicio. Tanto più che il premier spagnolo - un Soumahoro che ce l'ha fatta - poteva benissimo non sapere di sua moglie. Come del resto di suo fratello, David Sánchez, a processo per abuso d'ufficio e traffico di influenze. O di alcuni suoi ministri o compagni di partito...
Mulier Caesaris non fit suspecta etiam suspicione eccetera eccetera... Significa che non basta essere onesti, bisogna anche sembrarlo. Vale per i politici spagnoli, ma anche per i nostri, naturalmente.
E per il resto, siamo contenti che nonostante el Camarada Sánchez nel suo Paese non riscuota grandi consensi da noi
sia un divo. La sinistra del vicino è sempre più verde. E comunque confidiamo nell'assoluzione di tutta la famiglia. In Spagna, con la separazione delle carriere, la giustizia funziona. Da noi si deve sperare nella grazia.