Il giorno di Romney. Forse

La sfida del Supermartedì: si vota in dieci Stati. Decisivo, come sempre, sarà l’Ohio. Lotta all’ultimo voto con Santorum. Romney è avanti a tutti ma resta l'incubo del pareggio

Ruota sempre tutto attorno all’Ohio. Possibile? Possibile. «Non si vince senza Columbus», dicono gli americani. Vale per le presidenziali, vale per le primarie. Ecco perché di questo Supermartedì in cui si i repubblicani vanno a votare per le primarie in dieci stati, tutti gli analisti guardano lì. Non al Massachusetts, non alla Georgia, non al Tennesee, non alla Pennsylvania, non altrove. Lì. Perché l’Ohio decide. Romney o Santorum? Sono pari: entrambi al 32 per cento. Il primo è in rimonta: ha recuperato diversi punti in questi giorni e s’è rafforzato grazie all’appoggio di molti big del partito repubblicano.

La sfida è quella, comunque: l’ex governatore del Massachusetts, contro l’ex senatore della Pennsylvania. Si lotta, si sorride, si spera. Si conta, soprattutto. In palio ci sono 437 delegati. Ora, la partita è complicata e le combinazioni possibili alla fine del supertuesday sono sostanzialmente tre. Il più plausibile è che Romney aumenti il suo distacco nei confronti del suo inseguitore, cioè Santorum, lanciandosi verso lo sprint finale. Il secondo è quello che metterebbe in crisi il partito: con l’ennesimo exploit Santorum che recupera il divario con Romney e riapre totalmente i giochi. Infine, il terzo scenario, quello secondo cui ognuno guadagna delegati. Romney resterebbe in pole position, ma senza convincere fino in fondo. Obama guarda e si augura che si concretizzi uno degli ultimi due scenari. Perché lo stallo lo aiuterebbe, ovviamente. Perché la gara interna si prolungherebbe ancora, lasciando a lui campo libero per un altro bel po’ di settimane.

Si vota a Nord, si vota a Est, si vota anche a Sud. Qui, tra la Georgia, dove è nato, e il vicino Tennessee, Newt Gingrich si gioca le sue ultime chance. L’ex Speaker, per poter continuare la corsa, deve assolutamente fare suoi questi due stati e andare bene negli altri. Persino Ron Paul, il candidato ultralibertario, per la prima volta potrebbe vincere qualche sfida: è messo bene in Alaska e in North Dakota. Può vincere per la gloria, non per la nomination. Quella che invece può ancora vedere Rick Santorum. L’ex senatore della Pennsylvania ha puntato tutto sull’Ohio: qui, nel cuore del Midwest bianco, il candidato italo-americano ha scelto di tenere il suo election night party, a Steubenville, una località dell’Ohio, a mezz’ora dalla sua Pittsburgh, Pennsylvania. Ultra-conservatore, sinora è stato l’unico in grado di impensierire seriamente il primato di Mitt Romney. La sua speranza è che Gingrich, mercoledì mattina, si ritiri dalla corsa e riversi su di lui i suoi consensi, in modo da unificare i voti conservatori contro il «moderato» del Massachusetts. Ma per farlo deve dimostrare questo martedì di essere un candidato alternativo credibile, in grado di rialzarsi dopo la doppia sconfitta, la settimana scorsa, in Michigan e Arizona. Stavolta, il terreno di sfida tra Mitt e Rick è soprattutto l’Ohio, uno degli stati da tenere d’occhio in vista della sfida finale per la Casa Bianca. Mitt Romney, invece conta di andare bene in Tennesse, in Oklahoma e in Idaho, dove non c’è partita per la presenza di una folta comunità di mormoni.

Stessa storia nel Massachusetts, lo stato del New England che già lo scelse come Governatore. Romney ha scelto un lussuoso hotel di Boston per festeggiare la serata di oggi. Quelli che per molti sarà quella buona. Chissà. L’ha già sentito altre volte, in questi mesi: «Stasera è la sera». Il Supermartedì avrebbe dovuto essere l’ultima passerella, invece è una scarpinata. Lui può vincere, ma non se ne come, né quanto. Soprattutto non sa se vincerà dove serve davvero. Lui o Santorum, l’Ohio vale molto. A meno che la storia degli ultimi anni venga ribaltata.
twitter: @giudebellis

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