Giudecca nuova Soho di Venezia con il Molino Stucky e la cultura

Giudecca nuova Soho di Venezia con il Molino Stucky e la cultura

Il primo artista a scoprire la Giudecca fu Michelangelo Buonarroti che, in esilio da Firenze, scelse proprio la lingua di terra rossa composta da otto isolette collegate tra loro, a forma di gondola, che si estende sino al bacino di San Marco, di fronte a Punta della Dogana, come suo eletto rifugio. Pochi decenni dopo, il Palladio vi progettò la Chiesa del Redentore, un gioiello in stile classico-rinascimentale in cui sono custodite opere di Tintoretto, Palma Il Giovane, Paolo Veronese.
La propensione artistica di questo lembo di terra che, come indica l'etimologia della parola stessa - Giudecca da Giudicato -, originariamente la Repubblica destinò ai nobili rivoltosi appartenenti all'aristocrazia veneziana, le spetta di diritto sin dal IX secolo, quando proprio i membri delle famiglie lagunari più abbienti costretti a viverci la abbellirono facendo erigere palazzi affacciati su giardini (splendido il Giardino Eden appartenente alla Fondazione Hundertwasser ricavato in una piantagione dismessa di carciofi, e quello del Convento del Redentore), e dotati di lussureggianti orti. Dopo un periodo di anonimato, la Giudecca da qualche anno è tornata a essere un centro di cultura, meritandosi l'appellativo di Soho italiana.
Il primo a riscoprirla fu Mariano Fortuny, artista andaluso che nella fabbrica in mattoni rossi al civico 805, negli anni '20 del secolo scorso, cominciò a realizzare le sue stoffe e tessuti ricchi di arabeschi che richiamavano l'Oriente. Il procedimento è tuttora segreto, ma su appuntamento si può varcare il portone della Maison e anche visitare i suoi romantici giardini così fané. Proprio accanto, superato un ponticello, si erge il Molino Stucky, vero artefice, da quando è divenuto un albergo della catena Hilton, della rinascita della Giudecca. Con il suo torrione neogotico, la facciata in mattoni rossi, l'antico molino in cui secondo una delle tante leggende sorte durante i lunghi anni del suo abbandono, si annidavano dispettosi fantasmi, è tornato al suo originario splendore come ai tempi della sua costruzione affidata nel 1884 all'architetto Ernst Wullekopf. Ora dal suo Skyline Rooftop Bar, inserito dal Gambero Rosso nella top list dei migliori locali d'Italia e vincitore di numerosi design award, si gode una vista unica su Venezia, da godere ascoltando le note dei dj che ogni sabato richiamano vip della città, attori e personaggi del jet set per l'appuntamento dell'happy hour.
Il fascino di Spina Longa, come una volta era soprannominata la Giudecca, è dato proprio dalle vecchie fabbriche dismesse e i vecchi magazzini, oltre ai palazzi decadenti che si sono trasformati in gallerie di arte contemporanea come lo Spazio Giudecca 795 aperto nel cinquecentesco Palazzo Foscari. Un altro laboratorio creativo è l'Incubatore ex Herion, nei pressi di Campo San Cosmo, fucina di idee artistiche allestita negli spazi che appartenevano prima a un maglificio, mentre, appena superato il Rio del Ponte Lungo, ci si imbatte nel VeniceCube aperto in quella che era la fabbrica Cnomv.
Ci troviamo nei pressi della Chiesa del Redentore, poco lontano da Campo Marte e dal suo orto pubblico donato a Venezia dal compositore Luigi Nono, e soprattutto dalla Casa dei Tre Oci: chissà che bello sarebbe potersi affacciare dai tre grandi finestroni di questa residenza in stile eclettico. I ragazzi del vivace ostello conferiscono un tocco di internazionalità alla Giudecca, e si mescolano agli anziani pescatori e calafati. Sino a pochi anni orsono, infatti, su questa isola, soprattutto alla Fondamenta delle Convertite, venivano ricoverate e... curate barche e gondole. Ancora oggi «le case de capitan» testimoniano tramite i loro frontoni in pietra finemente scolpiti e i ricami sulle facciate, quello che era il mestiere più praticato nella fitta trama di calli che tessono l'isola della Giudecca. Che ha anche un volto architettonico nuovo: i palazzi abitativi firmati da Carlo Aymonino e Aldo Rossi a Campo di Marte, e i loft ricavati nell'ex Birrificio della Giudecca sono un esempio del nuovo fervore che attraversa la Spina Longa. Dove ci sono anche indirizzi classici assolutamente da non mancare quali l'Hotel Cipriani, in cui George Clooney e Julia Roberts sono spesso di casa, ma chi non può permettersi il lusso di coricarsi sul letto in cui dormono i divi di Hollywood può sempre assaggiare la cucina dell'Harry's Dolci.
Per mangiare, comunque, c'è l'imbarazzo della scelta e l'assoluta certezza di non rimanere mai delusi. Il pesce ovviamente la fa da padrone sia alla Trattoria do Mori che Ai Cacciatori, mentre Ai Figli delle Stelle oltre a pranzare si possono vedere mostre di arte e fotografia o assistere ai reading letterari. Per le serate, sempre all'insegna dell'arte, il menù della Soho lagunare propone le rappresentazioni del Teatro Junghans dove il palcoscenico è stato allestito in uno dei tanti magazzini dismessi della Giudecca. Michelangelo Buonarroti di sicuro applaudirebbe.
La Giudecca si raggiunge in battello dalle Zattere o dalla Stazione di Santa Lucia scendendo alla fermate di Palanca, Redentore e Zitelle. Per dormire, Hotel Molino Stucky, tel. 041.2723311, doppia da 149 euro, www.molinostuckyhihilton.com. Le informazioni sono fornite dall'Apt di Venezia (tel. 041.529871) e sul sito www.turismovenezia.it