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Giuliana De Sio fa volare. "Il gabbiano" secondo Dini

Il regista sceglie una chiave contemporanea e a tratti stravagante per il capolavoro di Cechov

Giuliana De Sio fa volare. "Il gabbiano" secondo Dini
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Perché Checov è diventato l'autore più amato dai registi italiani? Perché, nel giro di alcuni anni son stati rappresentati, non solo i suoi capolavori, ma anche gli Atti unici, questi ultimi con la regia di Peter Stein? Per quanto riguarda "Il gabbiano", ho visto quello di Ferracchiati che si diverte ad allungare i titoli, tipo: "Il Gabbiano, come tremano le cose riflesse nell'acqua", con riferimento al lago dove è stato approntato lo spazio per Nina chiamata a recitare la novità di Kostia, ho visto quello di Lidi, andato in scena un anno prima, in un allestimento essenziale, senza fronzoli, ma, soprattutto, senza titoli allungati, essendo focalizzato sulle emozioni, con una indagine sulla solitudine vissuta dagli attori, specie se giovani promesse, o dagli scrittori come Trigorin, sempre col taccuino in mano dove appuntare le sue considerazioni su ciò che gli sta davanti agli occhi.

Oggi è la volta di Filippo Dini che, a dire il vero, si era cimentato con un altro testo, in uno spettacolo molto bello e molto sofferto, come "Ivanov", al quale ha fatto seguire "Il gabbiano", in scena al Franco Parenti da domani al 22 marzo, in una edizione fin troppo contemporanea, arricchita da alcune stravaganze, sempre in funzione della sua scelta registica, trasformata in una vera e propria partitura musicale per rallentare ogni forma di naturalismo e per sottolineare quelli che sono i concetti che più gli stanno a cuore, ovvero la solitudine dell'essere umano e il cinismo delle convenzioni, ricorrendo all'utilizzo d scene astratte e di costumi moderni molto colorati, il tutto alimentato da brani Pop/Rock, cantati dal vivo. Operazione che, in un certo senso, mi ha fatto pensare a spettacoli recenti di Latella, come "Zorro" e "Wonder Woman", il quale per abbattere qualsiasi forma di realismo, li ha addobbati con costumi fantasiosi e con musiche Pop/ Rock.

Dini ha puntato sul carisma di una attrice come Giuliana De Sio che ha una lunga storia teatrale, che ci presenta una Arkadina mai convenzionale e che, come tutte le prime attrici, non nasconde il suo spiccato egoismo professionale, oltre che il suo essere anaffettiva, come madre, mostrando, sulla scena, una dose provocatoria, alimentata dalla accorta gestualità e dal modo di dialogare con gli altri. Al contrario, Filippo Dini ha deciso di trasformare Trigorin in un intellettuale stanco che, forse, non ha più nulla da dire, non essendo più affascinante e amato dai sui lettori, addirittura un po' balbuziente per dimostrare le sue intermittenze affettive. Anche Kostia e Nina non potevano sfuggire alla scelta interpretativa, anzi trattasi di una scelta determinante, perché, attraverso di loro, ha cercato di evidenziare il problema di tanti giovani attori e attrici che non si può, certo, risolvere con la figura del Direttore Junior, il quale non può fare nulla per dare visibilità e circuitazione ai loro spettacoli.

Insomma, "Il gabbiano" di Dini non segue i tempi di una recitazione tradizionale, non ha pretese analitiche e, quindi, psicologiche, anche se le psicologie affiorano in parecchie occasioni.

Di una cosa, però, Dini è certo, di quanto sia difficile cambiare le predisposizioni degli esseri umani, perché ciascuno porta avanti un destino fatto di fallimenti, di sofferenze, motivo per cui ha indicato, ai suoi attori, il modo con cui elaborarli e interpretare, chiedendo loro un lavoro introspettivo, senza evidenziarlo esternamente.

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