Giustizia, la protesta dei magistrati anti-Silvio Alfano: reazione isterica, molti hanno disertato

Le toghe iscritte all'Anm protestano con una copia della Costituzione in mano e abbandonano le aule. Ma il fronte è diviso, in molti non partecipano. Palamara: "Gesto simbolico". Alfano: "Non rinunciamo a fare una riforma organica". Schifani: "Politica e magistratura non si chiudano nell'incomunicabilità"

Roma - Venerdì la Cassazione, oora le 26 Corti di Appello. Si completa la tradizionale due giorni di cerimonia che apre il nuovo anno giudiziario in Italia. Protagoniste, come di consueto, le relazioni dei procuratori generali e dei presidenti delle Corti. Non mancano le proteste, annunciate da giorni. L’Associazione nazionale magistrati quest'anno ha deciso di manifestare con clamore, di alzare ancora una volta la voce di fronte alle iniziative della maggioranza bollate come "distruttive" della giustizia, puntando il dito sulle carenze che impediscono al sistema di funzionare con efficienza. Ma l'Anm fa di più: si rivolge direttamente al presidente del Consiglio per dirgli basta con "insulti e aggressioni". 

La protesta I giudici iscritti all’Anm sono presenti alle cerimonie con indosso la toga e con in mano una copia della Costituzione. Ma dalle aule di giustizia i magistrati escono per protesta quando prende la parola il rappresentante del governo.

Anm: esprimiamo nostro disagio La protesta messa in atto è "un gesto che vuole esprimere in modo composto un forte disagio della magistratura. Un disagio che è dovuto in prevalenza dalla mancanza di riforme nel sistema giustizia. Il nostro è un gesto simbolico e abbiamo voluto indossare la toga e portare con noi la Costituzione perché abbiamo orgoglio per questa professione e un forte rispetto per lo Stato". Lo ha spiegato il presidente dell’Anm, Luca Palamara, chiarendo i motivi della protesta che stamattina ha visto protagoniste le toghe in tutta Italia. "Le ragioni del dissenso - ha spiegato Marco Mancinetti dell’Anm di Roma e Lazio - sono legate al grandissimo disagio dei nostri uffici giudiziari dove la carenza di organico è giunta ormai ad un livello allarmante. C’è anche una carenza di personale amministrativo. E questo avviene non solo drammaticamente da anni nei tribunali del Meridione d’Italia ma anche negli uffici giudiziari del Lazio. Teniamo presente che negli ultimi anni nel Sud del Lazio si segnala una inquietante infiltrazione della criminalità organizzata".  

Alfano: molte defezioni Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sottolinea dall’Aquila che l’Anm è divisa e che la protesta organizzata per l’inaugurazione dell’anno giudiziario è funzionale soltanto alla campagna elettorale delle correnti in vista delle elezioni del nuovo Csm. "Mi pare - dice Alfano - che la protesta dell’Anm abbia riscontrato numerose defezioni. È la prima volta che ciò si verifica e queste defezioni sono l’unità di misura della irragionevolezza di questa protesta, che non ha un motivo forte se non l’esigenza di avviare la campagna elettorale per il rinnovo del Csm e quindi l’esigenza delle correnti organizzate - conclude il minisitro - di far sentire la propria voce di fronte alle telecamere". 

"Avanti con la riforma" Il governo è forte, l’esecutivo durerà per l’intera legislatura e non rinuncerà a operare per una riforma organica del sistema della giustizia. Il ministro Alfano tiene a sottolinearlo. Il ministro della Giustizia esclude ogni possibile resa nel perseguimento di questo proposito, prefigurando una "azione organica" che investa l’ intero sistema. Sarebbe infatti inutile "sprecare risorse" investendole in un sistema che non funziona. Quanto alle critiche, provenienti non solo dall’opposizione politica ma anche dall’interno del mondo della magistratura, dal Csm alla Anm, Alfano ritiene "poco credibili le obiezioni critiche che in maniera cieca non si accompagnano mai a nessun riconoscimento" per quelle che definisce come "le scelte coraggiose compiute dal governo".

Schifani: no all'incomunicabilità Un appello ad evitare di chiudersi "nel recinto dell’incomunicabilità" è giunto oggi, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario a Reggio Calabria, dal presidente del Senato Renato Schifani che con la sua presenza ha voluto rimarcare la vicinanza dello Stato "all’opera meritoria dei magistrati", molti dei quali in questa terra afflitta dalla ’ndrangheta sono stati oggetto anche recentemente di minacce di morte. La seconda carica dello Stato ha ribadito che "la giustizia va riformata" in un quadro di "massimo rispetto da parte del parlamento per l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, principi sacrali della giurisdizione che nessuno mai deve mettere in discussione. La politica, quindi, ascolti i suggerimenti della magistratura" sul fronte delle proposte di riforma del sistema giudiziario, "fermo restando che l’ultima parola spetta al Parlamento, cui compete l’approvazione delle leggi".

 

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