Giusto aiutare i nomadi regolari

(...) della stanzialità. Quindi anche con la disponibilità, anzi la possibilità di cercare una casa e un lavoro. Non so se le misure previste a questo fine dal Comune siano quantitativamente e qualitativamente efficaci. A me quei duemila euro a testa sembrano ben poca cosa. E poi non è detto che sia una questione di soldi, forse a quelle famiglie di nomadi bisognerebbe dare altri strumenti e altre opportunità. Resta comunque il fatto che, se non è accompagnato da un efficace sforzo di integrazione, il rigore altro non è che una ottusa chiusura. Per di più inutile, in questi termini. «Ma prima dei nomadi - si strilla - ci sarebbero tanti milanesi che non hanno casa o lavoro, si pensi prima a loro». Ora, a parte la incontestabile considerazione che con duemila euro sul mercato non si trova un granché (semmai è questo il limite più grave del progetto di Palazzo Marino), in realtà l'obiezione non è che una della tante declinazioni di quel «benaltrismo» sempre utile quando per non fare qualcosa si invoca l'urgenza e necessità di «ben altro». E comunque, se si accetta la inevitabilità di una politica per l'integrazione, è ovvio che bisognerà prevedere degli investimenti, anche se quei soldi potrebbero essere destinati a «bel altro». Credo che tutti siamo d'accordo, a chiacchiere, sulla necessità di «gestire il fenomeno immigratorio» se non vogliamo subirlo: è un'espressione che ormai è diventata una formula elusiva, uno slogan che rischia di smarrire il proprio contenuto e di perdere significato. C'è un solo modo perché lo recuperi: un programma, serio e rigoroso. Stanziamenti inevitabilmente compresi.