Poche settimane fa aveva detto chiaro e tondo: «Fino a quando io sarà ministro, gli Ogm in Italia non passeranno». Ieri, il ministro dellAgricoltura, è passato dalle parole ai fatti. Firmando un decreto (davanti alle telecamere) che blocca ogni coltivazione di mais Ogm a sole 24 ore dallunanime «no» della Commissione sementi di negare lautorizzazione alla coltivazione di un mais transgenico della Monsanto in Italia. A questo punto il blocco è totale. E Luca Zaia si difende dalle inevitabili e molteplici critiche che gli pioveranno da ogni parte. «Non siamo oscurantisti», dice il ministro, «ma gente di buon senso, che rispetta il volere del popolo». Zaia infatti snocciola i dati degli ultimi sondaggi. «Oltre il 75% degli italiani sono contrari agli organismi geneticamente modificati e non credo che siano tutti leghisti» spiega con una battuta.
Ma era necessario un decreto visto che esiste la clausola di salvaguardia per i Paesi contrari agli Ogm? «Il decreto ha spiegato Zaia - è più forte dellattivazione della clausola di salvaguardia. E lho voluto firmare pubblicamente perché si tratta di un momento storico per lagricoltura italiana. Nel quale bisogna constatare con amarezza la contrapposizione insanabile fra il partito dei pro-Ogm, che conta pochissimi sostenitori, e quello dei contrari, che sono invece la stragrande maggioranza dei cittadini».
Ma il ministro elenca gli altri motivi che lo rendono nemico giurato degli Ogm. Primo: lItalia è la culla della biodiversità, con 4500 prodotti tipici frutto di secoli e secoli di storia. Dunque questa tradizione non va intaccata. Secondo: dove si coltivano gli Ogm, gli agricoltori non guadagnano di più. Terzo: il mais transgenico, la cui coltivazione è autorizzata da anni in Europa, non copre più dell1% della produzione totale. Quarto: il vero business delle multinazionali non sarebbe nella coltivazione, ma nel brevetto delle sementi; in poco tempo la terra sarebbe nelle mani di pochi uomini, come è accaduto in India. Quinto: gli Ogm non servirebbero a sfamare il mondo perché non esiste un patto etico per regalare uneventuale sovrapproduzione a chi muore di fame. Sesto: dove si vendono gli Ogm, i ricchi mangiano biologico, i poveri i cibi geneticamente modificati.
Le dichiarazioni di Zaia sono categoriche ma hanno già fatto il giro degli addetti ai lavori. Che stanno dalla parte del ministro. A cominciare dalla Coldiretti che esprime «forte apprezzamento» per la mossa del ministro. «In Europa sono 21 su 27 i Paesi dove non si coltiva mais geneticamente modificato mentre in Italia spiega il presidente Sergio Marini - non cè sondaggio dal quale non emerga che tre italiani su quattro sono contrari». Marini parla inoltre di un «drastico crollo in Europa nei terreni seminati con organismi geneticamente modificati». Colpita soprattutto la Spagna (-4%) dove si coltiva l80% degli ogm europei ma anche la Repubblica Ceca, la Romania e la Slovacchia.
Insomma, molti agricoltori non invidiano i flop degli altri partner europei e tirano un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. Resta però il fatto che in Italia gli ogm non si coltivano, ma si usano in maniera diffusa. Prendiamo la farina di soia, per esempio. E utilizzata per produrre in Italia 14 milioni di tonnellate di mangime allanno.
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