Il governo Zapatero al leghista: «Ma non sei nazi?»

DOMANDE Cena surreale per un politico del Carroccio con esponenti dell’esecutivo di Madrid: «Cosa pensi della Guerra mondiale?»

Metti un leghista una sera a cena con il governo Zapatero. L’entrecôte al rocquefort si è raffreddata ben presto, nel tentativo di spiegarsi. Ce n’erano state altre, di cene così, è stata una vacanza con alte frequentazioni, dal ministro della Sanità al sottosegretario con delega a Santiago de Compostela, e ogni volta la stessa scena: stretta di mano, cordialità e convivialità, e poi la domanda: e lei di cosa si occupa in Italia? Seguita da terzo grado, come dire, incuriosito.
Quella sera, un paio di sere fa, sono le dieci e mezza, gli spagnoli cenano tardi e comunque prima uno dei convitati partecipava a una riunione del Psoe, il partito socialista. A tavola in un ristorante del centro di Madrid sono in sei. Lui, Bruno Ferraccioli il leghista, segretario organizzativo della Lega Nord in Liguria. Poi l’uomo del Psoe. Tre amici, segni particolari elettori del Ppe, il centrodestra. E una componente dello staff di un importante ministero, che però gradisce la privacy. Cucina svizzera, stasera, ma non è segno di neutralità. La portavoce la dice chiara subito e il vino non c’entra: «Ma tu cosa pensi dei tedeschi della seconda guerra mondiale?». Imbarazzo, in che senso scusa? «Eh, beh, il tuo è un partito di nazisti, l’estrema destra con connotazioni antidemocratiche». Boccone di entrecôte di traverso: «Veramente la Lega è un movimento popolare... » e vai di spiegone sul fatto che no, la xenofobia e il razzismo non abitano qui. Sarà, insiste lei, «però è un dato ormai acclarato che in Italia si stia instaurando un regime fondato sul potere mediatico di Berlusconi». Un dato, certo. E hai voglia a replicare che Berlusconi lo hanno votato gli italiani: «Appunto, perché sono stati condizionati dai mezzi di informazione che lui controlla. E adesso in Italia non c’è più libertà di espressione, e chi non sta dalla parte del premier viene emarginato». Così, testuale, fra una fettina di provolone e una forchettata di carne scottata in olio bollente, fino alla domanda successiva: «Come mai Berlusconi fa tutto quello che vuole, cosa fa l’opposizione?». Ecco, brava, l’opposizione non esiste in Italia, segna un punto Ferraccioli, e non perché sia andata sull’Aventino, è che si è proprio autodissolta.
Per capire come sia possibile, che con chi ceni ceni, il governo Zapatero è convinto che in Italia ci sia il fascismo, devi aspettare la mattina dopo. Quando vai al bar a fare colazione e c’è El País. Prima pagina in evidenza: «Berlusconi usa sus medios para tapar la boca a sus enemigos». Non serve nemmeno la traduzione. Nell’intervista, il direttore di Repubblica Ezio Mauro fornisce la sua versione dell’affaire Boffo, Berlusconi che tramite il Giornale e il suo «feroce attacco frontale» all’ex direttore di Avvenire ha voluto avvertire la Chiesa di non criticarlo, Boffo accusato con una nota «anonima pubblicata come fosse un atto giudiziario per accusarlo di omosessualità». E uno si aspetta che il cronista ribatta almeno un timido: omosessualità? Ma il Giornale parlava di una condanna per molestie. Solo che il cronista è quel Miguel Mora che un giorno sì l’altro pure si diletta a tratteggiare l’«Anatomia di Berluscolandia», come si intitolava un articolo in cui, a giugno, scriveva del «NoemiGate» così: «L’Italia rivela al mondo il suo clima di basso impero. Costerà caro a Berlusconi?», a corredo le foto, sequestrate in Italia ma pubblicate da El País in un perfetto gioco di sponda, di Villa Certosa. «Del resto - annota Ferraccioli -, pochi giorni prima l’edizione on line di El País apriva con la notizia taroccata della falsa pagina Facebook della Lega Nord di Mirano che diceva: “Immigrati clandestini: torturali!”. È come se il Corriere della Sera desse credito a una notizia del genere, che so, sul partito catalano, e ci aprisse l’edizione». Oppure come se Repubblica lo avesse pubblicato non solo sull’on line, ma anche sul cartaceo il giorno dopo, nonostante le immediate smentite.