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Ddl migranti, via libera del Cdm: trasferimento in Paesi terzi se si trovano su navi interdette

Nel caso in cui la nave colpita da interdizione dovesse violare il blocco navale sono previste multe fino a 50mila euro. In caso di reiterazione si arriva al sequestro

Ddl migranti, via libera del Cdm: trasferimento in Paesi terzi se si trovano su navi interdette
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Il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl migranti che prevede un’ulteriore stretta in linea con le disposizioni dell’Europa e che introduce, tra le altre modifiche, anche il blocco navale. Questo nuovo strumento potrà essere applicato “nei casi di minaccia grave per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale” e quando viene attuato “l'attraversamento del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente interdetto con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell'Interno”.

In attesa di conoscere il testo definitivo, nella bozza dell’articolo 10, al comma 1-ter, viene specificato che “costituiscono minaccia grave: il rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale; la pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini” ma anche “le emergenze sanitarie di rilevanza internazionale; gli eventi internazionali di alto livello che richiedano l'adozione di misure straordinarie di sicurezza”. Ovviamente, si sottolinea anche che l’interdizione delle navi dalle acque internazionali ha una durata limitata a 30 giorni, prorogabile di ulteriori 30 giorni, fino a un massimo di 180 giorni.

Nel caso in cui una nave che abbia ricevuto un’interdizione decidesse comunque di violarla, verrebbe applicata “la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 10 mila a euro 50 mila“. In caso di reiterazione “si applica la sanzione amministrativa accessoria della confisca dell'imbarcazione e l'organo accertatore procede immediatamente a sequestro cautelare”. I migranti che dovessero trovarsi a bordo di queste navi interdette, in base a questa nuova norma, “possono essere condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi o intese che ne prevedono l’assistenza, l’accoglienza o il trattenimento in strutture dedicate, ove operano organizzazioni internazionali specializzate nei settori della migrazione e dell’asilo, anche ai fini del rimpatrio nel Paese di appartenenza”.

È un evidente cambio di paradigma nella gestione dei migranti, che stringe ulteriormente le maglie in ingresso per poter effettuare controlli più accurati e permettere l’accesso all’assistenza italiana ed europea esclusivamente ai soggetti realmente bisognosi di asilo.

Con la ratifica della lista dei Paesi sicuri da parte dell’Unione europea, che ora segue l’imprinting del governo Meloni, si sta costruendo un’impalcatura normativa più solida per poter operare con maggiore efficienza.

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