Leggi il settimanale

E Nordio respinge l'ennesimo assalto: io che cosa c'entro?

Sinistra a testa bassa contro il ministro. Botta e risposta in diretta tv con Ranucci

E Nordio respinge l'ennesimo assalto: io che cosa c'entro?
00:00 00:00

No, no: non si dimette. Non ha nessuna intenzione di dimettersi. Sa di non avere colpe nell'affaire Minetti ed è chiaro che pensa che le opposizioni lo attacchino perché vogliono attaccare il governo. Già, non ci vuole molto per capire che i partiti del campo largo vogliono che il caso esploda ma non hanno nessuna intenzione di mirare i colpi su Mattarella, che resta l'intoccabile presidente della Repubblica, né tantomeno sulla magistratura che ormai, dopo il referendum e la sconfitta del Si, fa corpo unico con l'opposizione.

E quindi che c'è di meglio che lanciarsi contro Nordio, che comunque è un bersaglio ideale? Il ministro ieri ha avuto una giornata molto lunga e di grande tensione. Ma è fatto di roccia. Più di mezzo secolo in magistratura, sempre in battaglia, da decenni punto fermo del garantismo: non è la persona che si lascia impaurire da Debora Serracchiani, che è la responsabile «Giustizia» del Pd. La Serracchiani gli ha intimato di dimettersi, come hanno fatto anche Fratoianni, il leader di Avs, come ha fatto Arturo Scotto, uomo vicinissimo a Elly Schlein, la stessa Schlein: («Doveva dimettersi già per il caso Almasri»); e poi il M5S al gran completo. I deputati grillini hanno rilasciato una lunga dichiarazione nella quale chiedono a Nordio di riferire in Parlamento e poi gli intimano, col loro abituale tono, «di togliere il disturbo prima di fare altri danni». Anche l'eurodeputata Avs, Ilaria Salis, si è lamentata perché la grazia è stata concessa a una persona potente mentre il decreto sicurezza prevede il carcere persino per le donne incinta. In serata, infine, è toccato a Sigfrido Ranucci che, a È sempre Cartabianca ha sollevato il sospetto che il ministro fosse stato in Uruguay ospite della residenza di Cipriani. Indignata la replica in diretta di Nordio che ha minacciato le vie legali riguardo «fatti inventati di sana pianta».

In precedenza a Debora Serracchiani il ministro aveva recapitato una risposta laconica: «Si legga l'articolo 681 del codice di Procedura penale, ben conosciuto da tutti gli studenti di Giurisprudenza». Cosa dice questo articolo? Che il richiedente la grazia si rivolge al magistrato, a quel punto la magistratura, secondo procedure ben definite, indaga e stabilisce se la grazia è legittima o no e trasferisce la domanda con relativo parere (non vincolante) al ministro, il quale a sua volta la controfirma e la invia al presidente della Repubblica, il quale ha il pieno potere di decidere per il sì o per il no. In teoria, ha fatto notare ieri Nordio ai suoi collaboratori, il presidente può negare la grazia anche se il parere della magistratura è favorevole, e naturalmente, viceversa, può concederla in caso di parere contrario.

Nordio ha anche osservato che il ministro è un anello della catena. Anche lui esprime un parere, certo, ma solo sulla base della relazione ricevuta dalla Procura generale. Non ha poteri di indagine, che spettano alla magistratura, non ha poteri di decisione che spettano tutti al Presidente. E allora? Nordio ai suoi collaboratori si è mostrato molto sereno e deciso ad andare avanti. Sa benissimo che l'attacco attraverso di lui va dritto contro il governo. Ma se c'è stato un errore in questo procedimento di grazia alla Minetti è stato nelle indagini. Ora bisognerà accertare se è vero o no, e cioè se Nicole Minetti è riuscita a nascondere qualcosa. O relativa al suo comportamento in questi anni o relativa all'adozione del bambino. Ma certo - dice Nordio - lui su questo non ha nessuna responsabilità. Il problema, naturalmente, è politico. Non a caso chi lo attacca, per esempio Fratoianni, lo indica come responsabile del caso Almasri, e poi della sconfitta al referendum e dice che già da allora il ministero avrebbe dovuto dimettersi. E il parlamentare democratico Arturo Scotto aggiunge che se si dimette Nordio deve dimettersi tutto il governo. Eccoci al punto, è il pensiero del ministro. L'opposizione lì vuole arrivare. Cogliere al balzo una eventuale distrazione del Quirinale (peraltro tutta da dimostrare) e un errore della magistratura (anche questo da dimostrare) per silurare il governo Meloni. Ma lui è tranquillo, tira dritto.

Ieri mattina ha incontrato il sottosegretario Mantovano per concordare i provvedimenti sulla giustizia. Si va avanti. Si governa. Non sarà la Minetti a rovesciare il risultato delle elezioni del 2022. La cosa molto semplice: in questa vicenda, se ci sono colpe - da dimostrare - sono di tutti, non di uno solo.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica