Innovazione digitale e innovazione istituzionale non sono alternative, ma due leve complementari per liberare il potenziale imprenditoriale del Paese. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Innovazione Digitale vs Innovazione Istituzionale”, promosso a Milano da “ioCambio”, movimento indipendente e apartitico fondato da Nicola Drago, davanti a una platea di imprenditori e startupper under 40, protagonisti dell’ecosistema dell’innovazione.
Al centro del confronto, il dialogo tra il Ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, Maria Elisabetta Casellati, Nicola Drago e Davide Dattoli, founder di Talent Garden, sul legame diretto tra riforme, semplificazione amministrativa e crescita economica, in un contesto in cui la trasformazione digitale rende sempre più evidenti i limiti di un sistema normativo frammentato e iper-burocratizzato.
«Il premierato è una riforma necessaria per superare l’instabilità cronica dei governi e cambiare le regole del gioco», ha dichiarato Nicola Drago. «Senza stabilità non è possibile programmare, investire, innovare. Per questo il premierato non è una riforma ideologica, ma una riforma di responsabilità, che unisce innovazione istituzionale e sviluppo economico».
Nel suo intervento, il Ministro Casellati ha sottolineato il peso economico della burocrazia e il valore strategico della semplificazione:
«Oggi le imprese spendono circa 80 miliardi di euro l’anno per far fronte agli adempimenti burocratici. Se si considerano anche famiglie e cittadini, il costo complessivo arriva a 225 miliardi di euro annui. Ridurre la burocrazia significa liberare risorse economiche e favorire la crescita».
«La semplificazione – ha aggiunto – garantisce tempi certi e assicura la certezza del diritto. Il decreto-legge sulla semplificazione, di cui sono prima firmataria, nasce per eliminare oneri inutili, digitalizzare i procedimenti e rendere lo Stato più efficiente».
Particolare attenzione è stata dedicata alla valutazione dell’impatto generazionale delle norme (VIG), introdotta come strumento di cambio culturale:
«Non più leggi pensate per l’emergenza, ma norme costruite per il futuro, per chi investe e per i giovani talenti che vogliono restare in Italia».
Sul tema della stabilità istituzionale, il Ministro ha evidenziato i costi dell’instabilità politica:
«In 77 anni di governi brevi è stato difficile programmare. Negli ultimi dieci anni l’instabilità è costata all’Italia 265 miliardi di euro in maggiori interessi sul debito pubblico. Oggi la stabilità rafforza credibilità, competitività e attrattività del Paese. Il premierato è anche sviluppo economico: senza stabilità non c’è innovazione».
Dal confronto è emersa una
posizione condivisa: semplificazione, riforme istituzionali e stabilità democratica non sono solo una necessità politica, ma una condizione essenziale per la crescita economica, l’innovazione e la competitività dell’Italia.