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Materie prime e guerra, l’allarme di Salvini: “Così si bloccano le infrastrutture”

Il vicepremier lancia l’allarme sulla carenza di bitume e asfalto legata alla guerra e presenta alla Camera una legge simbolica per riconoscere la comunità romena come minoranza linguistica

Materie prime e guerra, l’allarme di Salvini: “Così si bloccano le infrastrutture”
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Matteo Salvini torna a puntare i riflettori sugli effetti economici della guerra, unaguerra definita senza mezzi termini “stramaledetta”. Il leader della Lega e ministro delle Infrastrutture mette in guardia su un rischio concreto: la carenza di materie prime che potrebbe arrivare a bloccare anche il settore delle costruzioni.

Il nodo insomma non è più soltanto l’aumento dei prezzi del petrolio e quindi dei costi, ma la possibile indisponibilità stessa dei materiali. “Posso avere miliardi per sistemare strade, gallerie e ponti, ma se non ho la materia prima è un problema”, ha spiegato, evidenziando come prodotti fondamentali come bitume, asfalto e catrame derivino direttamente dal petrolio e possano presto scarseggiare.

Il ragionamento di Salvini si inserisce in un quadro più ampio di preoccupazione per le conseguenze del conflitto: non solo umanitarie, ma anche economiche e sociali. Secondo il ministro, il protrarsi della guerra rischia di innescare una crisi a catena difficile da tamponare, con ripercussioni dirette su cantieri, infrastrutture e occupazione. Un allarme che chiama in causa le responsabilità della comunità internazionale e invita a una riflessione sulle scelte future.

Queste dichiarazioni arrivano nel corso di una conferenza stampa alla Camera che ha come tema la presentazione di una proposta di legge per il riconoscimento della comunità romena come minoranza linguistica nazionale. Un’iniziativa che, sottolinea Salvini, è a costo zero ma ha un forte valore “simbolico”, sottolineando la semplicità del testo: “tre righe, una parola”, senza oneri aggiuntivi per lo Stato né particolari complessità attuative.

La proposta punta ad aggiornare la normativa del 1999 sulle minoranze linguistiche, prendendo atto della crescita e del radicamento della comunità romena in Italia, oggi tra le più numerose e rilevanti anche dal punto di vista economico. Salvini ha parlato di “atto di riconoscenza verso un popolo fratello”, ricordando come il romeno sia una lingua neolatina e, di fatto, una delle più diffuse nel Paese dopo l’italiano.

Il vicepremier ha lanciato un appello trasversale a tutte le forze politiche affinché il provvedimento venga approvato senza divisioni: “Sarebbe bello che l’intero Parlamento votasse una norma così positiva senza voti contrari”. L’obiettivo è dare un segnale di integrazione concreta, lontano da contrapposizioni ideologiche e da temi legati alla sicurezza o all’immigrazione. Accanto a lui, esponenti della Lega e rappresentanti della comunità romena hanno sottolineato il valore culturale ed economico di questo riconoscimento, evidenziando come si tratti di una presenza ormai strutturale nel tessuto sociale italiano. Un’iniziativa che, nelle intenzioni del Carroccio, vuole coniugare identità e inclusione, proponendo un modello di integrazione basato sul rispetto reciproco.

Così, tra l’allarme per gli effetti della guerra e la proposta di una legge simbolica ma significativa, Salvini prova a tenere insieme emergenze globali e iniziative interne, rilanciando il tema delle conseguenze economiche del conflitto e, allo stesso tempo, aprendo a un gesto politico rivolto a una delle comunità straniere più importanti in Italia. Con il leader del Carroccio c'è Claudio Stanasel, ex vicepresidente del Consiglio comunale di Prato, romeno ma anche italiano. Questa, rivendica con commozione, è una "battaglia storica, ovvero il riconoscimento della comunità romena come comunità nazionale e linguistica. La comunità romena lavora con serietà e ha portato un valore aggiunto, si parla del 2% del Pil di questo Paese.

Siamo un popolo fratello. Il romeno è la seconda lingua parlata dopo l'italiano. Dopo decenni di parole abbiamo qualcuno che dimostra nei fatti di sposare questa battaglia". La proposta, sottolinea la senatrice della Lega Tilde Minasi, nasce da una constatazione: "In Italia vive una delle comunità romene più numerose d'Europa, una rilevanza numerica e culturale in un'ottica di pluralismo culturale che si traduce in misure concrete come scuola, università, tv. La Lega spesso viene accusata di essere razzista o chiusa verso le minoranze invece difendiamo territori, identità e tradizioni. La Lega è e sarà sempre per l'inclusione, ma che passi per il rispetto delle regole e della legalità".

Francesco Bruzzone, primo firmatario della proposta di legge, fa invece notare che "dal 1999 a oggi l'immigrazione nel nostro Paese è cambiata. Inoltre la lingua romena è anche una lingua neolatina", e quindi "non è solamente una questione di lingua ma c'è anche un evidente e sano aspetto di carattere culturale".

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