Per una vita ha predicato l'aggiornamento della Costituzione. E per metterla finalmente in corrispondenza con il codice di procedura penale voluto nel 1989 da Giuliano Vassalli, il padre del rito accusatorio all'italiana e del dibattimento alla Perry Mason. Ecco, si potrebbe dire con buona approssimazione che la separazione delle carriere porta Mason dentro la nostra Carta fondamentale. Del resto, il nuovo modello si era già affacciato nei sacri testi nel 1999 con la riscrittura dell'articolo 111, quello sul giusto processo.
Attacchi e obiezioni però si susseguono e l'Italia si appresta ad andare alle urne per dire sì o no alla riforma disegnata dal ministro della Giustizia. Il guardasigilli ha così scritto un agile testo , Una nuova Giustizia , Guerini e Associati, in cui spiega le proprie ragioni e replica alle stoccate che gli arrivano addosso a getto continuo.
La prima accusa è sempre la stessa: la riforma vuole traghettare il pm sotto l'esecutivo. L'abbiamo sentito ripetere infinite volte come una colonna sonora del no, no preventivo a qualunque tentativo di cambiamento in questi lunghi anni, lo sentiamo riproporre in queste ore di iniziale campagna elettorale. «Ma nessun magistrato di buon senso - replica Nordio- può pensare che si sia attentato all'indipendenza della magistratura», per diverse ragioni.
La prima: «All'articolo 104 della riforma - spiega il Guardasigilli - è scolpito il principio dell'autonomia e indipendenza dei magistrati requirenti e giudicanti». «La seconda ragione - prosegue Nordio - è che sarebbe quantomeno improprio fare un processo alle intenzioni . La terza - conclude - è che secondo la logica aristotelica, non è possibile dare la prova negativa di un evento futuro».
Può bastare? Per carità, la comunicazione da parte di quelli del No non cambierà. Ma il Guardasigilli ci tiene ad allontanare i fatti dalle leggende metropolitane che circolano ovunque.
Un'altra storia che va per la maggiore è quella secondo cui la separazione di fatto esiste già e dunque non si capirebbe il perché di questo intervento legislativo. «Ma in realtà - è la risposta del ministro - le cose non stanno così. È vero che questi mutamenti di funzioni sono oramai assai rari. Ma è altrettanto evidente che la separazione delle carriere è ben diversa dalla separazione delle funzioni. Essa è invece incentrata sul fatto che, attualmente, nello stesso Consiglio superiore della magistratura, i magistrati requirenti, cioè gli accusatori, danno i voti ai giudici, cioè a quei magistrati che devono essere e apparire imparziali. Come si dice in termini atecnici, appartengono entrambi alla stessa famiglia . Tutto ciò non solo è irragionevole ma contrasta con i principi elementari del processo accusatorio».
Ecco, il processo accusatorio impone una nuova architettura costituzionale, la stessa che Nordio si è affrettato a realizzare dopo averla teorizzata per decenni nei suoi saggi. Fatalmente, osserva il Guardasigilli, la battaglia si fa politica: «Il fatto è che la stessa Anm ha promosso la costituzione di un comitato per il No e un comitato ha sempre un minimo di connotazione politica. Non ho mai detto e non dico che il comitato sia illegittimo. Penso semmai che è inopportuno nell'interesse della magistratura, perché più la magistratura si espone in delle iniziative che vengono necessariamente interpretate come iniziative politiche, e più fa cadere la credibilità della sua imparzialità».
Insomma, la radicalizzazione dello scontro, secondo l'ex pm di Venezia, provocherà un'ulteriore caduta di credibilità della corporazione togata, già segnata dall'esplosione del caso Palamara e poi di fatto dalla sua successiva rimozione.
Ci attendono settimane di polemiche e scontri. E questo peserà sull'immagine dei giudici, comunque questa storia vada a finire. Ma il testo non risparmia nemmeno le opposizioni: «Se trovo imbarazzante questa esposizione battagliera della magistratura, trovo addirittura ingenuo l'atteggiamento dell'opposizione, o almeno di quella culturalmente più dotata del Partito democratico». Per Nordio il Pd si sta cacciando da solo dentro una trappola: «I suoi dirigenti sanno benissimo quanto sia stata limitata la sovranità della politica davanti all'invadenza delle procure».
Lo sanno e «lo sussurrano sottovoce», ma vanno avanti per la strada del No. «È abbastanza singolare - è la conclusione - che per raccattare qualche consenso oggi compromettano la propria libertà di azione di domani». Quando potrebbero essere loro a governare.