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Pensioni, allo studio l’uscita a 64 anni

La Lega riapre il cantiere di riforma. Alla base una revisione del calcolo della spesa

Pensioni, allo studio l’uscita a 64 anni
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Il cantiere della riforma delle pensioni è di nuovo aperto. Dopo anni in cui il dibattito si è concentrato soprattutto sulla gestione dell'esistente e sulle compatibilità di bilancio, nella maggioranza torna a prendere forma una riflessione più ampia sul futuro del sistema previdenziale italiano. A rilanciarla è stata la Lega, con Matteo Salvini che nell'intervista al Giornale di domenica scorsa ha confermato che si lavora per individuare una nuova forma di uscita anticipata dal lavoro prima dei 67 anni, con l'obiettivo dichiarato di superare gradualmente l'impianto normativo della legge Fornero.

Il dossier sarebbe già stato al centro di confronti interni tra il vicepremier, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. Nessuna proposta definitiva, nessuna accelerazione fuori controllo. Piuttosto l'avvio di un percorso tecnico e politico che punta a conciliare due esigenze: maggiore flessibilità per i lavoratori e tenuta dei conti pubblici. È proprio su questo terreno che si inserisce il lavoro a cui stanno mettendo mano gli uffici tecnici del governo. Dal ministero dell'Economia filtrano soltanto poche indicazioni: si tratta di dossier tecnici sui quali sono impegnati la Ragioneria generale dello Stato e l'Inps. Un approccio prudente che riflette la linea seguita finora da Giorgetti, sempre attento a verificare la sostenibilità di ogni intervento prima di trasformarlo in norma.

La novità riguarda il ragionamento che la Lega sta sviluppando sul modo in cui viene contabilizzata la spesa pensionistica. «Noi stiamo studiando una norma che dia linearità alla spesa pensionistica, perché ad oggi è costruita al lordo», spiega Durigon. Il sottosegretario ricorda che la spesa per pensioni ammonta a circa 326 miliardi di euro, a fronte di entrate contributive pari a circa 290 miliardi. Ma una parte rilevante della spesa rientra immediatamente nelle casse pubbliche sotto forma di tassazione. «L'Irpef è una partita di giro che ritorna allo Stato circa 70 miliardi», osserva.

Da qui l'idea di una sorta di operazione verità sui numeri della previdenza. Secondo Durigon, infatti, una diversa valutazione del peso effettivo della spesa potrebbe consentire di aprire spazi per nuovi strumenti di flessibilità. «A fronte di questa operazione verità diminuendo la tassazione, essendo una partita di giro, si può studiare un intervento di flessibilità in uscita con una formula a 64 anni», ha detto. Lo stesso esponente leghista, tuttavia, precisa che il progetto è ancora in una fase preliminare. Premesso che il meccanismo si baserebbe su un ricalcolo interamente contributivo, non sono ancora le modalità: raggiungimento di una soglia minima di assegno e utilizzo delle risorse del Tfr (oppure, forse, della previdenza integrativa)

Dietro il ragionamento della Lega c'è una convinzione che da tempo accompagna il dibattito interno al partito: l'uscita volontaria a 64 anni potrebbe diventare uno strumento utile non soltanto sul piano previdenziale ma anche per favorire il ricambio generazionale e rendere più dinamico il mercato del lavoro. Un tema che negli ultimi anni era stato accantonato per ragioni di finanza pubblica ma che ora torna al centro della discussione, anche alla luce delle trasformazioni tecnologiche (IA in primis) che stanno investendo il mondo produttivo. Per ora il governo resta cauto.

«È ancora presto per parlarne», ha ricordato qualche giorno fa il ministro del Lavoro Marina Calderone. «Tutti i ministeri stanno facendo delle valutazioni, per cui io credo che dovremo attendere un po», ha aggiunto. Anche se la direzione di marcia, però, sembra ormai tracciata.

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