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Il sottosegretario degli spari di Capodanno finito nella bufera per anarchici e bistecche

Una fonte: lo scontro al Dap dietro la foto di lui al ristorante

Il sottosegretario degli spari di Capodanno finito nella bufera per anarchici e bistecche
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«Ha restituito dignità al corpo di Polizia penitenziaria. Ci mancherà», ci dice un sindacalista. Si è dimesso per una leggerezza «a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza», cioè l'acquisto davanti a un notaio di Biella di quote di una società di ristorazione con Miriam e Mauro Caroccia, quest'ultimo ritenuto un prestanome del clan Senese, condannato in via definitiva dalla Cassazione per riciclaggio e intestazione fittizia di beni, su cui si sono accesi i riflettori di Dia e Gdf. Ma i guai dell'ormai ex sottosegretario alla Giustizia con delega al Dap Andrea Delmastro sono iniziati quando ha avuto il coraggio di rivelare (per i pm di Roma non era neppure reato, ma tant'è...) all'amico e coinquilino Giovanni Donzelli ciò di cui avevano parlato - l'alleggerimento del 41bis, il carcere duro - alcuni parlamentari Pd, l'anarchico Alfredo Cospito e lui stesso con alcuni boss come il calabrese Francesco Presta, il bombarolo di Giovanni Falcone Pietro Rampulla e Francesco Di Maio dei Casalesi.

Per questo l'avvocato classe 1976 è stato condannato in primo grado a otto mesi per rivelazione del segreto d'ufficio dopo l'esposto di Angelo Bonelli (Avs) e l'imputazione coatta da parte del gip. «Le informazioni comunicate a Donzelli erano in un'informativa del Dap che riguardava l'osservazione in carcere di Cospito, né intercettazioni, né captazioni, tanto meno un'inchiesta», è sempre stata la sua tesi.

Altro caso controverso è quello che ha coinvolto l'ex parlamentare Fdi Emanuele Pozzolo (condannato a 1 anno e tre mesi, espulso e oggi con Roberto Vannacci) dalla cui pistola durante la festa di Capodanno nel 2024 organizzata dalla proloco di Rosazza (Biella) scappò un proiettile che avrebbe ferito il cognato di un uomo della scorta di Delmastro.

«C'ero io quando parlò dell'intima gioia nel vedere detenuti mafiosi che non respirano nelle camionette», c'ero io l'altro giorno alle celebrazioni per il 209° anniversario del nostro corpo», ci dice un'altra fonte. Che individua nello scontro interno al Dap la manina che avrebbe girato al Fatto quotidiano la foto con lui, l'altra dimissionaria Giusi Bartolozzi e altri dirigenti del Dap scattata al ristorante di Caroccia. La sua «colpa?».

«Aver finalmente messo mano al dossier carceri, aver affrontato di pari passo con il ministero il sovraffollamento carcerario, la carenza di organico e la sicurezza degli agenti», ci suggerisce un altra fonte ministeriale. Che ricorda lo scontro sulle recenti nomine dopo l'addio di Giovanni Russo dal Dap anche per le scorie del caso di Pasquale Striano e gli attriti con l'allora capo della Dna Federico Cafiero de Raho.

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