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Stagflazione e responsabilità condivisa: ora riscopriamo la lezione di Tarantelli

Negli anni ottanta Ezio Tarantelli propose la concertazione tra parti sociali e governo proprio come strumento in grado di frenare l’inflazione e aumentare la crescita e l’occupazione

Stagflazione e responsabilità condivisa: ora riscopriamo la lezione di Tarantelli
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Nel 1973, la guerra del Kippur scatenò la prima crisi del petrolio. Da allora abbiamo tutti imparato una parola nuova: la stagflazione, cioè un aumento dell’inflazione con una contemporanea stagnazione della crescita, se non una vera a propria recessione.

Abbiamo anche capito che la stagflazione rende quasi controproducenti i due strumenti tradizionali della politica economica: la politica di bilancio in deficit mirante a sostenere la crescita rischia di alimentare ulteriore inflazione e la politica monetaria che dovrebbe combattere l’inflazione può farlo solo se aggrava la recessione.

Risultato: più inflazione e meno crescita.

Tutti gli economisti si mossero allora alla ricerca di una terza gamba della politica economica.

Negli anni ottanta Ezio Tarantelli propose la concertazione tra parti sociali e governo proprio come strumento in grado di frenare l’inflazione e aumentare la crescita e l’occupazione.

Negli anni novanta il governo Ciampi tentò di applicarla con qualche successo.

Poi niente.

Sono passati quarantuno anni da quando le BR uccisero Ezio Tarantelli e proprio adesso ci troviamo di fronte ad una nuova stagflazione.

Questa volta però non dobbiamo inventarci una terza gamba della politica economica.

C’è già.

Come proposto da Luigi Tivelli su queste colonne, un Patto Sociale tra forze sindacali ed imprenditoriali e tra le forze politiche, governo ed opposizione, potrebbe essere il passaggio stretto per evitare di affrontare la stagflazione che ci attende con la politica monetaria della BCE che già annuncia di aumentare i tassi di interesse, frenando ulteriormente la crescita e con la Commissione Europea che ha già risposto picche al nostro ministro dell’Economia che, giustamente, ha sollevato il problema di una qualche flessibilità nel valutare l’andamento del deficit pubblico alla luce di tutto il cataclisma che ci sta investendo.

La BCE annuncia gli aumenti perché vuole agire sulle aspettative di inflazione crescente. Deve però sapere che nell’immediato agisce frenando consumi ed investimenti, spingendoci quindi verso la recessione.

La Commissione ha detto il suo NO dicendo che di flessibilità se ne potrà parlare solo quando saremo in una profonda recessione. Qui si raggiunge il paradosso. Una contenuta flessibilità sul deficit non serve quando siamo già in una profonda recessione. Al contrario serve per evitare di andare in recessione.

Ricordare Ezio Tarantelli a quarant’anni dalla sua scomparsa non significa allora celebrare la mente di un raffinato analista dell’economia e della società. Significa invece usare la sua terza gamba della politica economica per sminare, almeno in parte, il cul de sac nel quale ci potrebbero spingere la BCE e la Commissione Europea.

Non si tratta allora di memoria storica, ma di attualità politica.

Il richiamo ad Ezio Tarantelli serve infatti a indicare una strada concreta: affrontare insieme bassi salari, lavoro povero e politiche dei redditi, provando a restituire competitività al sistema. In questa lettura, la vera sfida per tutti non è limitarsi a fronteggiare l’emergenza, ma cogliere l’occasione per riaprire una stagione di responsabilità condivisa.

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