Il gran ritorno degli Agnelli, non solo Fiat nel futuro di Exor

Avviata la trattativa con Intesa per Fideuram. La holding valuta ancora se utilizzare tutta la cassa per l’operazione. Torino ha in cassa 1,1 miliardi Per chiudere servono almeno altri 500 milioni

Il gran ritorno degli Agnelli, non solo Fiat nel futuro di Exor

Potrebbe essere la prima operazione di una nuova era per la famiglia Agnelli. Dopo gli anni spesi a mettere in pista il rilancio della Fiat e dopo l’astinenza forzata dettata più di recente dallo scoppio della crisi finanziaria, con Fideuram le Exor torna a pensare in grande. Rispolverando peraltro un vecchio pallino di non pochi membri della famiglia: espandersi al di fuori del vecchio core business dell’automobile.
Lo stadio sarebbe ancora preliminare, ma la trattativa con Intesa Sanpaolo è già in moto. E quest’ultima spiega che Fideuram rientra tra le attività non strategiche su cui è pronta a valutare operazioni straordinarie, per incamerare capitali utili al rafforzamento dei propri coefficienti patrimoniali. Il dossier Fideruam - è cosa nota - è in circolazione già da tempo, ma solo con Exor ci sarebbe stato il primo concreto segnale di interesse, tanto che la holding torinese al momento sembra essere l’unica controparte della trattativa.
Sembra già di poter dire che Exor non condurrà l’operazione totalmente in proprio. 2,5 miliardi di euro è il valore a cui Fideuram è iscritta nel bilancio di Intesa, a seguito delle svalutazioni effettuate nel 2008. Sotto questo prezzo non si andrà. Praticamente certo anche che la banca manterrà una partecipazione nella ex società di gestione del Sanpaolo Imi: comunque di minoranza, visto che l’obiettivo è di deconsolidare Fideuram. «L’operazione si potrebbe fare a partire da 1,6 miliardi», spiega una fonte. Vuol dire che il compratore potrebbe rilevare da Intesa qualcosa come il 65% di Fideuram, anche se il prezzo potrebbe lievitare in relazione a quanto Corrado Passera riuscirà a strappare in più rispetto al valore di libro.
Il dato «fermo» sulla sponda Exor è invece la cassa a disposizione per operazioni d’acquisizione: 1,1 miliardi di euro. Comunque sia, anche nell’ipotesi più favorevole, resta da trovare almeno mezzo miliardo. Exor ha debito praticamente nullo e la storia recente delle sue acquisizioni (vedi l’immobiliare Cushman & Wakefield) indica la tendenza della holding a non caricare di debito le controllate, ma a concludere le operazioni con mezzi propri. Da qui l’ipotesi di un coinvolgimento di altri investitori a fianco di Exor, nella partita Fideuram, pare fondi di private equity.
Il dossier non è ufficialmente sul tavolo della Giovanni Agnelli & C. Sapaz, l’accomandita di famiglia, che ieri ha riunito il consiglio dei soci. Al momento - si precisa - la discussione resta al livello della Exor, e non ha ancora raggiunto il piano alto della controllante. Comunque sia le valutazioni in casa Agnelli restano ad ampio raggio: tra l’altro si cerca di capire quante delle cartucce si è disposti a sparare per Fideuram. Sicuramente quella dei servizi finanziari è un’area d’interesse, dove Exor vanta già diversi asset: Vision e Perella all’estero, Banca Leonardo in Italia (più la mini quota in Intesa). Non è detto però che la holding voglia utilizzare tutto il miliardo e cento a disposizione per Fideuram, precludendosi almeno nel breve ogni altra direzione d’espansione.
La trattativa va avanti, con Banca Leonardo a fare da «cerniera»: la boutique di Gerardo Braggiotti è consulente di Intesa per la vendita di Fideuram, e annovera proprio Exor nel parterre dei propri azionisti. Ma se inizialmente si sperava in una soluzione lampo, forse già alla fine di settembre, la «fuga di notizie» potrebbe ora portare a un allungamento dei tempi. Anche perché, visto che un po’ di carte sono state scoperte, questo sembra essere il momento buono per qualche altro compratore per farsi sotto.

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