Grossman e Lustiger dimenticati dall’editoria

«Q uesto libro costringerà finalmente i lettori occidentali a comprendere che i delitti del sistema comunista sovietico contro gli Ebrei furono un altro tipo di Olocausto». Così scrive Efim Etkind, già tenente dell’Armata Rossa, illustre accademico ebreo-russo, professore dell’università di Paris Nanterre, nella prefazione al Libro rosso: Stalin e gli Ebrei. La tragica storia del Comitato di Liberazione Ebraico e degli Ebrei sovietici. Un libro pubblicato da Arno Lustiger in tedesco nel 1998, tradotto in inglese e in russo, ma non in francese e in italiano.
Al centro del testo di Lustiger c’è la persecuzione degli Ebrei sovietici nonché il destino di un altro libro, Il libro nero: il genocidio nazista nei territori sovietici, 1941-1945, redatto due scrittori ebrei-russi, Vasilij Grossman, l’autore di Vita e destino, e Il’ja Erenburg, l’autore del Disgelo, il romanzo che identificò il carattere di un’intera epoca sovietica.
Durante la Seconda guerra mondiale, Grossman ed Erenburg (l’accento è sulla sillaba finale) furono corrispondenti di guerra tra le file dei reparti più avanzati dell’Armata Rossa e nel 1944 furono aggregati alla redazione del Libro nero. L’incarico veniva appunto dal Comitato di Liberazione Ebraico presieduto dal regista ed attore Solomon Michoels e realizzava un’iniziativa suggerita da Albert Einstein: raccogliere tutta la documentazione relativa all’Olocausto, in questo caso particolare, tutto ciò che riguardava il genocidio nazista degli Ebrei nei territori sovietici occupati dalla Wermacht. Grossman ed Erenburg si misero al lavoro con grande lena, potendo contare sui materiali già raccolti dal Comitato - che era stato costituito nel 1942 - e su ciò di cui loro stessi erano stati testimoni. Nel frattempo, però, il vento della politica staliniana aveva subito una rotazione di 180 gradi: nel giro di pochi anni, il sostegno prestato alla cultura ebraica - case editrici, scuole, teatri ebraici, giornali in jiddish - si era trasformato in aperta persecuzione. Nel 1948 Solomon Michoels venne ucciso su ordine di Stalin con l’accusa di nazionalismo ebraico, quasi tutti i membri del Comitato ugualmente assassinati, il Comitato sciolto. Ciò che prima era non solo tollerato, ma sostenuto dal regime sovietico ora costituiva un’accusa: l’appartenenza esplicita alla cultura ebraica veniva tacciata di «cosmopolitismo senza radici», «antipatriottismo borghese», «sionismo», «nazionalismo ebraico» (l’uso del termine «internazionalismo» associato all’aggettivo «ebreo» era invece proibito: internazionalisti erano solo i comunisti).
La pubblicazione del Libro nero, dapprima sottoposta a severissima censura da parte delle autorità sovietiche, nel 1947 venne definitivamente fermata. Erenburg, tuttavia, riuscì a far uscire dall’Urss una parte dei materiali, che venne pubblicata a Gerusalemme nel 1980. Solo nel 1994, però, la figlia di Erenburg ricevette da un conoscente la copia dell’edizione originale che si credeva distrutta. L’edizione venne affidata a quello stesso Arno Lustiger a cui si deve il Libro rosso e nel 1994, con 50 anni di ritardo, il testo raccolto da Grossman ed Erenburg vide finalmente la luce.
In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel 1999, ristampato nel 2001, contiene saggi e appendici, tra cui la lettera di Albert Einstein. Nelle librerie, però è introvabile: esaurito - dicono i commessi -; fuori catalogo - rispondono le librerie on-line -.
E invece sono libri importanti, importantissimi che andrebbero mantenuti costantemente in catalogo, traducendoli se mai dall’originale: il Libro nero è stato tradotto in italiano dal tedesco e non dal russo. Permettono di capire, infatti, perché le dittature sono costituzionalmente nemiche della verità. La pubblicazione dei materiali sul genocidio nazista nei territori occupati dalla Wermacht, potrebbe pensare il lettore, doveva essere vantaggiosa per il regime sovietico. E invece no. Nel 1948, documentare l’esistenza di una cultura ebraica, di tradizioni ebraiche, di preghiere rivolte al Dio ebraico era contrario alla politica ideologica di Stalin. E di conseguenza, orwellianamente, la censura sovietica pretendeva che tutto ciò fosse cancellato. Anche dal passato. La collaborazione delle altre popolazioni sovietiche allo sterminio degli ebrei-russi, il tentativo degli Ebrei di passare ai partigiani del controverso nazionalista ucraino Stepan Bandiera, poteva forse essere un fatto storico; di certo, secondo la censura sovietica, non andava documentato. Come sempre, da una parte la Memoria, dall’altra il Totalitarismo.
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