Fra un guaio e l'altro Michael J. Fox descrive i suoi ritorni al futuro

Il Parkinson, il tumore, il braccio frantumato. Ma anche la voglia di continuare a vivere

La fisica quantistica ci insegna che la distinzione fra passato, presente e futuro è fluttuante, indeterminata. E Michael J. Fox, da attore, con il tempo ha giocato, andando avanti e indietro nelle epoche nella trilogia di Ritorno al futuro di Robert Zemeckis con il suo personaggio di Marty McFly. Ma nella vita reale il destino è ancora dannatamente presente e non scherza col tempo. Michael J. Fox l'ha scoperto subito, quando nel 1991, a 30 anni, durante le riprese di Doc Hollywood - Dottore in carriera di Michael Caton-Jones, si accorge che le sue dita tremano, facendo tutto da sole. La diagnosi è inaspettata e definitiva, malattia di Parkinson che, a quell'età, è eufemisticamente descritta «a esordio precoce», perché colpisce appena una persona su 100mila. Nemmeno dieci anni prima Michael J. Fox era il protagonista della sit-com Casa Keaton, di gran successo anche in Italia grazie al neonato Canale 5, in cui interpretava lo straordinario e spassoso Alex, un diciassettenne conservatore in una famiglia con i genitori figli dei fiori, amante della finanza, reaganiano di ferro.

L'attore ha impiegato parecchio prima di decidere di rendere pubblico il suo stato perché, come racconta nella sua ultima toccante autobiografia, la quarta, No Time Like the Future: An Optimist Considers Mortality, appena uscita negli Stati Uniti, «la mia più grande paura è stata pensare che il pubblico, se avesse conosciuto la mia malattia, non sarebbe più stato capace di ridere. È stato davvero un periodo strano della vita, per i primi sette anni l'ho tenuto solo per me». Siamo già intorno al 2000, quando l'avanzamento della malattia lo porterà a ritirarsi quasi del tutto dalle scene ma non a smettere di lottare in prima persona per la ricerca con la Fondazione Michael J. Fox che in vent'anni ha raccolto quasi un miliardo di dollari e il cui motto è: «Siamo qui fino a quando il Parkinson non ci sarà più».

Nel 2018 il destino cinico e baro fa capolino ancora una volta quando, a rischio paralisi per un tumore benigno alla schiena, viene sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Tutto risolto ma, qualche mese più tardi, un altro imprevisto, «sto andando giù, da verticale a orizzontale in un batter d'occhio. Giro la testa per salvare la mia faccia dalla collisione con le piastrelle della cucina. Cosa diavolo è successo? Sorpresa: non riesco a sentire il mio braccio sinistro». Tutto questo accadeva naturalmente il giorno prima dell'occasione che aspettava da anni, chiamato per un cameo in un film di Spike Lee. Aveva fatto le cose per bene, come sempre, Michael J. Fox, imparando la parte a memoria, cosa per niente facile per chi ha il Parkinson, proprio come «andare al bagno, attraversare una stanza piena di ostacoli è davvero una questione rischiosa di vita o di morte. Quando sono caduto in cucina frantumandomi il braccio e sono rimasto sdraiato sul pavimento aspettando l'ambulanza, ho pensato fosse la fine. Anche se, nonostante tutto, ora sto bene».

Ecco l'inguaribile, per fortuna, positività di Michael J. Fox il cui segreto, spiega nel libro, è la gratitudine «che consente all'ottimismo di diventare sostenibile come quando cerchi le chiavi dell'auto e ti ricordi di non poterla guidare». La forza gli viene anche dalla famiglia che durante il lockdown s'è tutta riunita: la moglie Tracy Pollan con la quale è sposato da 32 anni (l'ha conosciuta sul set di Casa Keaton) e i quattro figli, Sam di 31, i gemelli Aquinnah e Schuyler di 25 («Qualche volta li confondo»), la figlia Esmé di 19. Complice anche la pandemia, il grande attore parla di addio definitivo alle scene: «Non sento nessuna tristezza. La difficoltà a pronunciare le parole è un problema. L'altra è ricordare le battute. Il mio lavoro come attore non mi definisce più come persona. Almeno per ora vado in pensione. E se questo segnerà la fine della mia carriera, che così sia».

Come in un flashback, ecco scorrere una vita: la dipendenza dall'alcol da cui è guarito, il Parkinson («È una scocciatura non riuscire a metterti i calzini la mattina»), l'operazione alla spina dorsale, il braccio rotto il giorno del ritorno sul set (ma su quello del terzo Ritorno al futuro, da impiccato, «ho dondolato senza sensi per diversi secondi prima che Zemeckis si rendesse conto che non ero in grado di recitare così bene»). Michael J. Fox guarda al passato per immaginare un futuro anche se lui pensa solo al presente, e così, a 59 anni, ecco il primo tatuaggio, la tartaruga marina piena di cicatrici con cui aveva nuotato in un capodanno del 1999 alle Isole Vergini e che ora, sul suo braccio, attraversa cinque cerchi come le sue decadi di vita. Due animali feriti che, con tenacia, hanno continuato a nuotare e ad andare avanti.

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