La guerra infinita tra l'evoluzione culturale e quella biologica

Il genetista di fama internazionale Luigi Luca Cavalli Sforza, direttore scientifico della grande opera «La cultura italiana» (Utet) inaugurerà la VI edizione del Festival della Mente

Il genetista di fama internazionale Luigi Luca Cavalli Sforza, direttore scientifico della grande opera «La cultura italiana», pubblicata dalla casa editrice Utet, inaugurerà la VI edizione del Festival della Mente, ideato da Giulia Cogoli e promosso dalla Fondazione Carispe e dal Comune di Sarzana (4-6 settembre). L'appuntamento è per venerdì 4 settembre alle ore 17.30 nella splendida cornice di piazza Matteotti a Sarzana, una delle più belle località della Liguria.
Il nostro patrimonio culturale, il prodotto della nostra mente, è soggetto ad evoluzione nel tempo e nello spazio, così come il nostro DNA. È utile studiare l'evoluzione culturale sulla base di un modello generale che vale anche per quella biologica, e che comprende le novità (le mutazioni genetiche, del DNA per la biologia, le innovazioni e le invenzioni per la cultura), la loro accettazione (selezione naturale e culturale) e altri fattori di natura demografica. Oltre alla natura di quel che cambia, è molto importante anche il meccanismo di trasmissione: per il DNA è da genitori a figli; mentre nella cultura è molto più vario ed efficiente. Oggi possiamo trasmettere rapidamente qualunque informazione a tutto il mondo con la velocità della luce o quasi. L'evoluzione culturale è perciò divenuta sempre più importante nell'uomo, tende a dirigere l'evoluzione biologica. Quei problemi che una volta dovevano essere risolti da mutazioni genetiche rare e casuali, diffondendosi poi con grande lentezza a tutta la popolazione, oggi sono risolti in modo molto più rapido con innovazioni mirate. Ma come tutte le innovazioni, genetiche o culturali, anche quelle tecnologiche hanno costi oltre che benefici, e l'ultima parola sull'utilità di una innovazione spetta sempre alla selezione naturale.
Luigi Luca Cavalli Sforza, professore emerito presso la Stanford University (USA), un'autorità internazionale nel campo della genetica, recentemente tornato in Italia dopo aver trascorso quarant'anni oltre oceano immerso nelle sue ricerche, ha fortemente voluto la pubblicazione de La Cultura Italiana, la prima grande opera sull'evoluzione culturale del nostro Paese, articolata in 12 volumi (10 tematici + 2 di Dizionario della cultura), strettamente collegati tra loro da un comune approccio interdisciplinare, scientifico e fortemente comunicativo. È un'opera che ha l'obiettivo di far conoscere i meccanismi e i modi in cui la cultura italiana, in tutta la sua complessità, si è trasmessa, modificata e arricchita nel tempo.
«La speranza maggiore di capire il presente - scrive Cavalli Sforza - è conservata nella possibilità di studiare il passato. La cultura umana è caratterizzata da una grandissima variazione nello spazio e nel tempo. Molta parte di questa variazione ancor oggi in atto può sembrare, a uno sguardo superficiale, quasi priva di senso, ma diventa molto più comprensibile se possiamo aiutarci con la storia, attraverso un'analisi stringente della trasmissione e dell'evoluzione culturale».
LA CULTURA ITALIANA
Focus dell'Opera è l'analisi multidisciplinare della cultura del nostro Paese, considerata come l'insieme del suo modo di vita, delle sue istituzioni, dei costumi, del comportamento sociale e della produzione economica, intellettuale, artistica e scientifica quali sono oggi, e le loro variazioni nel tempo e nello spazio.
«Cultura è l'accumulo globale di conoscenze e di innovazioni, derivante dalla somma di contributi individuali trasmessi attraverso le generazioni e diffusi al nostro gruppo sociale, che influenza e cambia continuamente la nostra vita» dichiara il prof. Cavalli Sforza, che con questa opera ha coronato il sogno della sua vita di scienziato. Il termine «cultura» viene usato in questo caso nella sua accezione scientifica di elemento differenziante l'Uomo da tutti gli altri animali, illustrando con esso la straordinaria quantità di conoscenze accumulate nel corso dei millenni, il cui apprendimento ha contribuito in modo determinante a forgiare il nostro comportamento.
La cultura evolve con ciascuno di noi: ci riguarda da vicino perché ciascuno di noi ne usufruisce e al tempo stesso la costruisce giorno per giorno, contribuendo a farla evolvere e a farla reagire agli eventi storici ed adattare a nuove condizioni. Ogni generazione aggiunge qualcosa all'eredità ricevuta. E il presente si comprende solo cogliendo nel profondo ogni tappa di questo cammino.
La teoria dell'evoluzione culturale è un'estrapolazione, tuttora poco nota, della teoria dell'evoluzione biologica ed è più facilmente comprensibile e convincente se viene presentata come corollario di quest'ultima. È, infatti, dalla teoria dell'evoluzione che possiamo capire molti fenomeni apparentemente incomprensibili della storia culturale.
In quest'opera, quindi, si parla di biologia e di cultura, due dimensioni per molti versi differenti, ma con un approccio che non sottende alcun determinismo biologico applicato ai fatti culturali, come hanno tentato di sostenere i "sociobiologi" - si pensi a Edward O. Wilson - o gli psicologi evoluzionistici.
I quattro fattori fondamentali della teoria dell'evoluzione biologica - mutazione, selezione naturale, drift (o deriva genetica) e migrazione - risultano applicabili con grande profitto alla storia dell'evoluzione culturale. Questo è possibile perché la cultura, proprio come la mutazione genetica, è un meccanismo di adattamento. La struttura biologica che la rende possibile è il cervello: di conseguenza, la cultura è anch'essa un adattamento biologico, caratterizzato da alcuni vantaggi, quale quello di non essere «specializzato» come gli altri adattamenti fisiologici e di poter dunque potenzialmente risolvere ogni tipo di problema della società e della convivenza umana, in rapporto all'ambiente naturale, sociale e politico nel senso ampio. A ciò si aggiunge, nel caso dell'evoluzione culturale, l'ulteriore vantaggio di una relativa velocità del processo di mutazione. Un adattamento culturale può proteggere un'intera popolazione da un pericolo grave già all'indomani del ritrovamento del rimedio.
Ai quattro fattori fondamentali dell'evoluzione culturale e genetica va unita un'attenta analisi dei due differenti tipi di trasmissione culturale: quello verticale e quello orizzontale. Il primo si riferisce alla forma più semplice di trasmissione, quella generazionale e familiare da genitori a figli. Il secondo presiede invece alla trasmissione tra individui non legati da un rapporto famigliare. I due processi, la cui denominazione è mutuata dal linguaggio dell'epidemologia, sono oggi differenti soprattutto in ordine di frequenza: la diminuzione dei rapporti diretti tre genitori e figli e l'ampliarsi delle possibilità di comunicazione fanno sì che gran parte dell'apprendimento sia di tipo orizzontale, mentre l'età e la diversa appartenenza generazionale perdono progressivamente di importanza.
Una delle riprove dell'utilità di seguire un paradigma parallelo nella lettura storica di fatti culturali e fatti biologici è data dall'osservazione della vita "biologica" esibita dai più importanti risultati dei processi di adattamento culturale: le istituzioni, che è possibile descrivere come organismi dotati di vita propria, in grado di moltiplicarsi e di evolvere. Economia, diritto, religione, divertimenti, sono tutte istituzioni delle quali si può conoscere luogo e data di nascita, eventuali moltiplicazioni e utilità.