«La guerra? Non l’ha iniziata il Giornale»

Il vescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, si dice «dispiaciuto». Per due motivi. Primo, quell’incontro tanto atteso e annullato all’ultimo momento tra il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, e il premier Silvio Berlusconi. «Niente di irrecuperabile, comunque. Avranno altre occasioni per stringersi la mano. Recita un proverbio, turco se non erro: meglio vedersi una sola volta di persona che scriversi sette lettere».
E la seconda ragione del suo dispiacere, monsignore?
«Penso alla notizia che ho letto sulle pagine di un importante quotidiano italiano, cioè proprio il vostro Giornale».
Si riferisce al «caso» Dino Boffo? Che opinione si è fatto?
«Oggi non posso che associarmi alle parole del cardinale Bagnasco. Però mi auguro, davvero, che quanto da voi pubblicato sulle vicende passate del direttore dell’organo della Conferenza episcopale si riveli infondato».
Ci sono le carte di un tribunale...
«In ogni caso, la mia speranza è che si provi l’innocenza della persona coinvolta».
Boffo ha patteggiato una pena per molestie.
«Guardi, siamo in tema di Perdonanza. Il gesto di Celestino V ci insegna che il dramma della natura umana non sta nello sbagliare, ma nel non riconoscere i propri sbagli. Bisogna andare oltre le proprie debolezze e costruirsi una nuova vita. Il Vangelo può illuminare in questo percorso di rinascita e riconciliazione. Ci credeva pure Pasolini».
Intanto la politica sembra ridursi a gossip e veleni.
«Assistiamo da mesi a un imbarbarimento della politica, bloccata su vicende di basso profilo, improntata all’odio dell’avversario. La stampa è specchio di un simile degrado. È venuto meno il confronto sulle idee».
Non è curioso che, adesso, tutti insorgano contro «l’affondo del “Giornale”»?
«Gliene do atto, la guerra a colpi di scandali non l’ha iniziata il Giornale. Semmai altri quotidiani, è evidente. Mi è capitato di parlare con i rispettivi giornalisti e perfino editori, e ho domandato loro: “Fino a che punto può arrivare questo gioco al massacro? Possibile che non ci si debba occupare di fatti più importanti?”».
Qualcosa di molto serio, dalle sue parti, è accaduto lo scorso 6 aprile.
«Il terremoto è stato una tragedia immane, per ciò che ha significato in termini di vite umane sacrificate oppure sconvolte nella loro quotidianità. Eppure, la popolazione ha evitato di piangersi addosso. Ha reagito con tenacia, forza e fede».
Parliamo della ricostruzione?
«Le istituzioni stanno facendo tantissimo per restituire un po’ di normalità ai miei concittadini colpiti dal sisma o dalle sue conseguenze. Il governo va elogiato per l’impegno e i mezzi che ha messo sul campo, come ripeto spesso in pubblico. D’altronde, durante il G8, tutti hanno avuto modo di ammirare l’ottimo lavoro svolto fin qui. Occorre proseguire su questa strada e non dimenticare le persone che aspettano una casa e un futuro migliore».
A proposito di responsabilità, in questi giorni si è fatto molto rumore sulla questione dell’accoglienza ai clandestini...
«La posizione della Chiesa è coerente con se stessa: tutti gli immigrati meritano di essere accolti. Specie chi si trova in situazioni d’emergenza. Detto questo, personalmente condivido l’appello del ministro degli Esteri, Franco Frattini. L’immigrazione è un fenomeno che riguarda l’Europa intera; quindi è giusto che del problema degli sbarchi si faccia carico l’Unione europea, e non abbandoni davanti alle difficoltà il nostro Paese».
giacomo.susca@ilgiornale.it

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