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“2mila navi in azione”: la grande muraglia nel Mar Cinese Orientale

Circa 2.000 pescherecci cinesi formano una “muraglia galleggiante” nel Mar Cinese Orientale, aumentando le tensioni con Giappone e Taiwan

“2mila navi in azione”: la grande muraglia nel Mar Cinese Orientale
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Un impressionante schieramento di circa 2.000 pescherecci cinesi ha creato una sorta di “muraglia galleggiante” nel Mar Cinese Orientale, vicino alla linea mediana contesa tra Cina e Giappone. Secondo analisi geospaziali, le imbarcazioni hanno formato barriere a forma di U lunghe oltre 470 chilometri e larghe circa 80 chilometri, come rilevato tra il 24 e il 26 dicembre dello scorso anno. Un evento simile era già avvenuto l’11 gennaio, con 1.500 navi che hanno occupato oltre 400 chilometri di acque contese. Gli analisti ritengono che i pescatori ordinari siano stati mobilitati come milizia marittima, guidati da veterani, per ostacolare la navigazione di altri vascelli e rafforzare implicitamente le rivendicazioni territoriali di Pechino sulle isole Senkaku, chiamate Diaoyu dai cinesi. Questa attività appare destinata a diventare una nuova normalità, evidenziando l’evoluzione delle strategie cinesi nel Mar Cinese Orientale e l’integrazione di risorse civili in operazioni di sicurezza nazionale.

Navi cinesi in azione

Secondo il Kyodo News, i dati raccolti tramite il sistema di identificazione automatica delle navi confermano che le imbarcazioni cinesi non si limitano alla pesca, ma partecipano a esercitazioni collegate a manovre militari su larga scala, spesso in prossimità di Taiwan. Chisako Masuo, docente dell’Università di Kyushu, ha spiegato che la Cina ha sviluppato, a partire dal 2013, tecnologie per coordinare flotte di pescherecci sparse su vaste aree marine, mobilizzandole per missioni di difesa nazionale.

“In un contesto di crescenti tensioni sino-giapponesi, queste flotte inviano un chiaro messaggio di avvertimento a Giappone e Taiwan”, ha dichiarato Masuo, riferendosi anche alle recenti osservazioni del primo ministro giapponese Sanae Takaichi sulla possibilità di un intervento in caso di attacco alla Taiwan autonoma. Analisti internazionali, tra cui l’Institute for Strategic Studies di Londra, sottolineano che simili schieramenti civili-militari rappresentano un modo innovativo per Pechino di proiettare potenza marittima senza impiegare direttamente navi da guerra, riducendo così i rischi diplomatici immediati.

Tensioni crescenti

La presenza massiccia di pescherecci cinesi nel Mar Cinese Orientale solleva preoccupazioni crescenti tra gli osservatori internazionali. Fonti dell’Associated Press evidenziano come il numero di imbarcazioni coinvolte superi di gran lunga episodi precedenti, come quello del 2016, quando 300 pescherecci avevano avvicinato le Senkaku, provocando forti tensioni diplomatiche.

L’azione di queste flotte, che inviano segnali tramite sistemi di tracciamento anche se non obbligatori per legge, dimostra la crescente sofisticazione delle strategie di Pechino. Esperti militari americani ricordano che, sebbene le navi non siano armate, la loro coordinazione funge da deterrente efficace, creando “zone di controllo de facto” in aree contese.

Il governo giapponese è stato sollecitato a intensificare la collaborazione con aziende private per analizzare i dati marittimi e anticipare movimenti simili, mentre gli osservatori internazionali temono che questo modello di mobilitazione civile possa essere replicato in altre acque contese, complicando ulteriormente la stabilità regionale.

Con la tensione che rimane alta, le manovre nel Mar Cinese Orientale vengono viste non solo come esercizi di forza, ma anche come parte di una strategia più ampia di Pechino per consolidare il proprio controllo sulle vie di comunicazione marittime chiave dell’Asia orientale.

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