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Chi è Ahmad Vahidi, nuovo comandante dei Pasdaran

Teheran affida la guida dell’IRGC a un veterano dell’apparato di sicurezza: scelta di continuità e linea dura in un momento di tensione militare e riassetto ai vertici

Chi è Ahmad Vahidi, nuovo comandante dei Pasdaran
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L’Iran ha nominato Ahmad Vahidi nuovo comandante dei Pasdaran. La decisione, annunciata dai media statali, arriva in una fase segnata da attacchi mirati, pressioni esterne e da un riassetto della catena di comando militare iraniana dopo la notizia della morte della Guida Suprema, l’ayatollah Khamenei.

La scelta di Vahidi — figura di lungo corso dell'establishment della sicurezza — viene interpretata come un segnale di continuità e di fermezza in uno dei passaggi più delicati per Teheran negli ultimi anni.

Vahidi è nato nel 1958 a Shiraz. Entrò nell’IRGC un anno dopo la rivoluzione del 1979. Salito rapidamente ai vertici dell’organizzazione, fu nominato vice responsabile per la sicurezza interna nell’unità di intelligence dei Pasdaran e, nel 1983, capo dell’intelligence. Secondo le fonti disponibili, Vahidi rappresentò l’IRGC nei negoziati con la Casa Bianca dell’amministrazione Reagan tra il 1985 e il 1987, nel contesto dello scambio tra accesso a equipaggiamenti militari statunitensi e ostaggi americani in Libano.

Un profilo di sicurezza al vertice dei Pasdaran

Vahidi è considerato un esponente dell’ala più dura dell’apparato di sicurezza iraniano. In passato ha ricoperto incarichi chiave, tra cui quello di ministro della Difesa e ministro dell’Interno, consolidando la propria reputazione come uomo di fiducia della leadership politico-religiosa.

Il suo nome è noto anche a livello internazionale per controversie giudiziarie legate alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e da altri Paesi occidentali. Inoltre, nei suoi confronti pende una red notice dell’Interpol legata al suo presunto coinvolgimento nell’attentato del 1994 contro il centro ebraico AMIA di Buenos Aires, in cui morirono 85 persone.

Secondo funzionari dell’intelligence statunitense, negli anni Novanta Vahidi avrebbe inoltre stabilito un’alleanza tattica con leader di al-Qaeda in Sudan e incontrato più volte Ayman al-Zawahiri. Zawahiri avrebbe sfruttato i suoi legami con Vahidi per negoziare un rifugio sicuro per alcuni leader di al-Qaeda nel 2001. Vahidi rimase a capo della Forza Quds fino al 1997 o 1998, quando fu poi sostituito da Qasem Soleimani.

Cambio al comando in un momento critico

Sebbene Teheran abbia mantenuto un controllo rigoroso sulle informazioni ufficiali, la rapidità con cui è stato annunciato il nuovo comandante suggerisce l’esigenza di garantire stabilità operativa e continuità nella catena di comando. In un sistema in cui i Pasdaran rappresentano non solo una forza militare ma anche un attore politico ed economico centrale, la leadership dell’IRGC assume un valore strategico decisivo.

In qualità di membro fondatore dell'IRGC, Vahidi ha precedentemente guidato la Forza Quds, responsabile delle operazioni militari esterne dell'Iran e delle reti militari regionali. Vahidi ha avuto un ruolo determinante nella formulazione della strategia di guerra asimmetrica dell'Iran e nella creazione di alleanze regionali. Dopo dei Quds, Vahidi passò al Ministero della Difesa e della Logistica delle Forze Armate come vice responsabile della pianificazione, incarico mantenuto fino al 2005. Con l’elezione di Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza, divenne poi vice ministro della Difesa.

Implicazioni regionali

Nell’agosto 2021 Vahidi è stato nominato ministro dell’Interno dal presidente Ebrahim Raisi. La sua nomina rifletteva il ruolo centrale dei Pasdaran nell’amministrazione Raisi, che ha assegnato numerose posizioni apicali a membri dell’IRGC.

La promozione di Vahidi in queste ore si inserisce in un quadro di rischio di un’ulteriore escalation. La scelta di un comandante con esperienza politica e militare indica la volontà di Teheran di mantenere una postura assertiva sia sul fronte interno sia su quello esterno. Vahidi è noto per le sue posizioni intransigenti. In passato ha dichiarato che Israele avrebbe “respirato per l’ultima volta” se avesse attaccato le strutture nucleari iraniane. Dopo l’uccisione di Soleimani da parte degli Stati Uniti nel 2020, invocò “una serie di eventi che avrebbero tolto il respiro agli americani”.

Sul piano domestico, ora i Pasdaran nelle sue mani

restano uno strumento essenziale di controllo e stabilità del sistema. Sul piano internazionale, la nomina potrebbe irrigidire ulteriormente i canali diplomatici già fragili, alimentando la spirale di tensioni in Medio Oriente.

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