La mappa interattiva del campo di battaglia è aggiornata ogni 48-72 ore. I quasi mille chilometri del fronte in Ucraina sono puntellati da freccette rosse, soprattutto nell'area «calda» del Donbass, che i russi non sono ancora riusciti ad occupare oltre quattro anni dopo l'invasione. Gli aggiornamenti parlano chiaro da tempo: «Il nemico avanza», verso villaggi e cittadine, è continuo. Ogni tanto «ha occupato» un puntino sulla mappa. Molto rari i contrattacchi ucraini, soprattutto quelli che hanno un minimo successo. Le forze di Kiev puntano a resistere il più possibile difendendo ogni centimetro quadrato di territorio con le unghie e con i denti ed infliggendo più perdite possibili al nemico.
L'avanzata russa, però, è lentissima e con costi umani pazzeschi. Secondo la stima basata sulle statistiche demografiche di Mosca, Il Cremlino avrebbe perso 352mila uomini e i feriti sarebbero 900mila. Anche gli ucraini hanno pagato un altro tributo di sangue e oramai stanno raschiando, da tempo, il fondo del barile delle mobilitazioni. Per evitare il peggio continuano a potenziare la flotta di droni e realizzare mezzi robotici, una specie di esercito del futuro, che sparano, portano viveri, munizioni e medicine in prima linea, oramai irraggiungibile con normali colonne di rifornimento. E recuperano i feriti. Virale il video ripreso da un drone di un'anziana babucka, con le stampelle, che fuggiva lentissima su una strada devastata dai bombardamenti, intercettata e messa in salvo da un cingolato robot.
Il risultato è che i russi hanno conquistato 160 km quadrati di territorio in marzo e 141 ad aprile. Da gennaio la velocità d'avanzata si è ridotta di due terzi. Andando avanti di questo passo ci metteranno anni per prendersi tutto il Donbass. Forbes ha calcolato che conquisterebbero l'intera Ucraina nel 2256. In pratica il conflitto è in una fase molto vicina allo stallo.
Le truppe di Kiev stanno vendendo cara la pelle con alle spalle la linea del Piave costituita dalle roccaforti di Sloviansk e Kramatorsk, dove tutto è iniziato nel 2014, dopo la rivolta di Maidan. I russi premono a Sud su Kostiantynivka, semi-assediata e da Nord Est, lungo la direttrice di Lyman. Anche se arrivassero alla linea del Piave non si prevede una Caporetto, ma battaglie feroci e sanguinose, casa per casa. Non solo: gli ucraini rendendosi conto di non essere in grado di riconquistare territorio, come hanno fatto nel primo anno e mezzo di guerra, stanno puntando sulla mossa strategica di colpire la Russia a casa sua, sempre più in profondità. La parata ai minimi termini del 9 maggio davanti al Cremlino è la dimostrazione che i nuovi droni ucraini, i mini Cruise, un ibrido con un missile, fanno male. Porti, depositi militari, infrastrutture energetiche sono sotto tiro anche se i russi rispondono con ingenti rappresaglie dal cielo.
L'apertura, vera o furbesca, dello Zar Putin, che intravede la fine del conflitto, potrebbe essere un'occasione. A breve torneranno a Mosca gli inviati Usa Steven Witkoff e Jared Kushner e la proposta avanzata dal Cremlino di un mediatore europeo come l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder è un segnale. L'Ue, che si sta sobbarcando il grosso degli aiuti militari al posto degli Usa, può rilanciare dicendo che è troppo filo-Putin e anziano (82 anni) per proporre un altro nome, magari l'ex presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi.
Il nodo rimane il Donbass, che lo Zar deve conquistare per dichiarare una vittoria di Pirro, come ha specificato nelle ultime ora il consigliere di Putin, per il negoziato, Yuri Ushakov. Nel mezzo si potrebbero trovare alchimie diplomatiche, tipo zona smilitarizzata controllata da osservatori internazionali, per l'ultima fetta di Donbass in mani ucraine.
Per vedere la luce in fondo al tunnel, però, bisogna lasciare da parte la retorica della «pace giusta» puntando a un armistizio più realistico, ma duraturo, come in Corea sul 38° parallelo, che bene o male regge da 73 anni.