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Meloni e Al Sisi: "Sostegno ai negoziati sull'Iran e riapertura di Hormuz". Trump: "Senza accordo nuovi attacchi"

Teheran limita il passaggio delle navi nello stretto mentre resta alta la tensione in Libano. Nel weekend in Pakistan i colloqui con Washington. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha ricevuto una telefonata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni

Foto d'archivio
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Il presidente americano tuona: "L'Iran sta gestendo in modo pessimo il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l'accordo che abbiamo". L'Iran consentirà il passaggio di non più di 15 navi al giorno. Gli Usa chiedono ad Israele una de-escalation in Libano e il premier Netanyahu apre a negoziati con Beirut ma promette: 'Nessuna tregua con Hezbollah'. A condannare i raid israeliani le cancellerie europee ma anche Mosca, Ankara e il Pakistan, che nel weekend ospita i colloqui tra la delegazione di Teheran e quella di Washington guidata da Vance.

In serata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avuto un colloquio telefonico con il presidente egiziano Al Sisi: i due hanno espresso pieno sostegno al processo negoziale per l'uscita dalla crisi che garantisca un quadro di sicurezza generale e conduca alla riapertura dello stretto di Hormuz.

Media: "La delegazione dell'Iran è arrivata a Islamabad"

La delegazione negoziale iraniana guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf è arrivata a Islamabad in Pakistan, per colloqui di pace con gli Stati Uniti, secondo quanto riportato dai media iraniani, i quali hanno aggiunto che i negoziati inizieranno se Washington accetterà le "precondizioni" di Teheran. Lo scrive il Guardian. La delegazione comprende alti funzionari politici, militari ed economici, tra cui il ministro degli esteri iraniano, il segretario del consiglio di difesa, il governatore della banca centrale e diversi membri del parlamento.

Al Sisi sente Meloni: "Preservare la pace e la stabilità regionale"

Nel quadro dei continui contatti con i leader della regione, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto questa sera un colloquio telefonico con il presidente della Repubblica araba d’Egitto, Abdel Fattah Al Sisi. "Nel corso della conversazione - si legge in una nota di Palqazzo Chigi - i due leader hanno espresso sostegno al processo negoziale in corso per un’uscita duratura dalla crisi che garantisca un quadro di sicurezza regionale e conduca alla riapertura sostenibile dello Stretto di Hormuz. È stata inoltre ribadita l’importanza di giungere a un’intesa sul tema del nucleare iraniano, pilastro necessario per un equilibrio regionale". Meloni e Al Sisi "hanno anche discusso della situazione in Libano, sottolineando la necessità di un cessate il fuoco immediato e condividendo il sostegno alla prospettiva di negoziati diretti tra Israele e Libano". 

Premier Pakistan: "Al via i colloqui domani con gli Usa, fase cruciale"

Le delegazioni statunitense e iraniana terranno colloqui domani a Islamabad. Lo ha confermato il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, durante un discorso al Paese trasmessa in diretta televisiva. "Questa fase dei colloqui tra Stati Uniti e Iran - ha aggiunto - è cruciale per il raggiungimento di un cessate il fuoco duraturo".

Trump: "Teheran non ha carte, può solo fare un'estorsione"

"Gli iraniani non sembrano rendersi conto di non avere alcuna carta da giocare, se non un'estorsione a breve termine nei confronti del mondo atraverso le vie d'acqua internazionali. L'unico motivo per cui sono ancora in vita oggi è negoziare". Lo ha scritto su Truth Social il presidente degli Stati Uniti, riferendosi al blocco imposto dall'Iran al transito delle navi nello Stretto di Hormuz. In un altro post - pubblicato poco prima - Trump ha accusato gli iraniani di essere "più bravi a gestire i media delle fake news e le 'pubbliche relazioni' che a combattere".

Trump: cosa succede se falliscono i negoziati

Trump, torna a minacciare l'Iran in vista dell'atteso inizio dei colloqui in Pakistan, sostenendo che le navi da guerra Usa stanno caricando le "migliori munizioni" in vista di una possibile ripresa degli attacchi in caso di fallimento dei negoziati. "Lo scopriremo tra circa 24 ore. Lo sapremo presto", ha detto Trump in un'intervista telefonica al New York Post rispondendo alla domanda se pensasse che i colloqui avrebbero avuto successo. "Stiamo attuando un reset. Stiamo caricando le navi con le migliori munizioni, le migliori armi mai costruite - persino migliori di quelle che abbiamo usato in precedenza e con cui li abbiamo fatti a pezzi", ha aggiunto Trump, che ha quindi lanciato un nuovo monito a Teheran: "Se non raggiungeremo un accordo, le useremo, e le useremo in modo molto efficace".

Media Teheran: i raid israeliani in Libano mettono a rischio i colloqui

L’intensa pressione e la minaccia di ritirarsi dai colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad da parte di Teheran hanno costretto Israele a fermare i suoi attacchi militari contro Beirut. Lo ha riferito una fonte di alto livello nel settore della sicurezza a PressTV. Secondo la fonte, in seguito ai massicci raid dell'Idf contro il Libano, l’Iran ha posto la cessazione degli attacchi come condizione preliminare imprescindibile per la sua partecipazione ai negoziati con gli Stati Uniti su un cessate il fuoco temporaneo. "L’unità del fronte della resistenza non era negoziabile per l’Iran", ha dichiarato la fonte a PressTV, aggiungendo che il viaggio della delegazione iraniana a Islamabad è stato rinviato più volte, in particolare a causa degli attacchi israeliani contro il Libano. "Qualora il regime violasse questo accordo e riprendesse a bombardare Beirut, i negoziati verrebbero interrotti immediatamente", ha dichiarato la fonte.

Inviato Iran all'agenzia Tass: i colloqui potrebbero durare 2-3 giorni

I colloqui tra l'Iran e gli Stati Uniti in Pakistan potrebbero durare due o tre giorni: lo ha dichiarato all'agenzia Tass Abdul Majid Hakim Elahi, inviato della Guida Suprema. "Forse negozieranno per due o tre giorni - ha affermato - poi torneranno nei loro paesi per proseguire le discussioni con i propri funzionari".

Il parlamento iraniano propone il pagamento dei pedaggi per Hormuz in rial

Il capo della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, Ibrahim Azizi, ha dichiarato che, in base a una proposta parlamentare, le tariffe di transito attraverso lo Stretto di Hormuz verrebbero pagate in rial, la valuta nazionale iraniana. Lo riporta Al Jazeera citando un post su X del consolato generale iraniano a Mumbai. Alcuni analisti hanno riferito ad Al Jazeera che Iran e Cina stanno attivamente cercando di minare il dominio globale del dollaro statunitense. Secondo diverse fonti citate dall'emittente qatariota, nell'ambito del regime di pedaggio di fatto introdotto dalle autorità iraniane durante il blocco dello stretto in seguito agli attacchi israelo-americani, alle navi commerciali venivano addebitate tariffe di transito in yuan cinesi. Non è chiaro quante navi abbiano effettuato pagamenti in yuan durante il blocco, ma al 25 marzo - secondo quanto riportato questa settimana da Lloyd's List - almeno due lo avevano fatto.

Israele, Lapid sferza l'Europa: a Teheran la cautela è letta come debolezza

"In Europa si parla di cautela e diplomazia, ma a Teheran questo non viene letto come sfumatura. Viene letto come esitazione, come debolezza". Lo afferma Yair Lapid, già primo ministro di Israele e leader del partito centrista Yesh Atid, in un’intervista pubblicata oggi dal magazine Setteottobre.com, nella quale invita i Paesi europei ad assumere una posizione più netta nei confronti dell’Iran. Secondo Lapid, quella rappresentata da Teheran e dai suoi proxy "non riguarda soltanto Israele, ma investe direttamente le democrazie occidentali". Il leader dell’opposizione israeliana mette in guardia contro il rischio di sottovalutare attori che, afferma, combinano "un’ideologia radicale con il terrorismo e una strategia a lungo termine molto chiara per cancellarci dalla faccia della terra". Nell’intervista, Lapid sostiene che Iran e gruppi alleati siano "attori ideologici con una visione del mondo fondamentalmente opposta alla democrazia liberale, al pluralismo, ai diritti delle donne, ai diritti delle persone omosessuali, ai diritti delle minoranze e alla libertà di religione". A suo giudizio, per l’Europa il rischio non è soltanto quello del terrorismo, ma anche "l’erosione dei valori democratici". "Quando le democrazie hanno paura di definire la minaccia, diventano più deboli nell’affrontarla", osserva. Lapid affronta poi il tema del confine tra critica a Israele e antisemitismo. "La linea viene superata quando a Israele vengono negati diritti riconosciuti a ogni altra nazione. Quando si mette in discussione il nostro stesso diritto a esistere, non è più critica: è antisemitismo", afferma, aggiungendo che "rifiutarsi di denunciarlo è codardia e bancarotta morale". Quanto al conflitto in corso, l’ex premier israeliano lo definisce "giusto e necessario" e afferma che Israele si aspetta di avere al proprio fianco i Paesi alleati. "Se il mondo libero la tratta come un problema solo di Israele - conclude - finirà per scoprire che Israele era soltanto il primo bersaglio, non l’ultimo".

Netanyahu attacca la Spagna: "Non resteremo in silenzio di fronte a chi ci attacca"

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha pubblicato un video sui social in cui si è scagliato contro la Spagna di Pedro Sanchez accusando il Paese iberico di essersi ripetutamente schierato contro Israele, e ha motivato così la decisione di escludere Madrid dal centro di coordinamento per Gaza a Kiryat Gat. "Lo Stato di Israele non rimarrà in silenzio di fronte a coloro che ci attaccano. La Spagna ha diffamato i nostri eroi, i soldati delle Forze di Difesa Israeliane, i soldati dell'esercito più morale del mondo. Per questo ho ordinato di espellere i rappresentanti spagnoli dal centro di coordinamento a Kiryat Gat, dopo che la Spagna ha scelto ripetutamente di schierarsi contro Israele", ha affermato Netanyahu. "Chi attacca lo Stato di Israele invece dei regimi terroristici, chi fa questo, non sarà nostro partner riguardo al futuro della regione. Non sono disposto a tollerare questa ipocrisia e questa ostilità. Non ho intenzione di permettere a nessun paese di condurre contro di noi una guerra diplomatica senza pagarne immediatamente il prezzo", ha concluso il leader israeliano.

Vance ottimista sui colloqui di pace con l'Iran: "Mi aspetto esito positivo"

JD Vance ha espresso ottimismo sui colloqui con l'Iran alla partenza per il Pakistan. Parlando con i giornalisti prima di salire sull'aereo, il vice presidente Usa ha detto di aspettarsi un esito "positivo".

Teheran: "IL nostro piano in 10 punti concordato come base dei negoziati"

Il piano in 10 punti proposto dall'Iran è stato concordato come base per i negoziati: lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri Majdi Takht Ravanchi alla vigilia dei colloqui domani a Islamabad tra Usa e Iran. Lo riporta Iran International. "Abbiamo sempre accolto con favore la diplomazia, ma non i colloqui basati su false informazioni volte all'inganno", ha affermato, aggiungendo che Teheran non appoggia un cessate il fuoco che consenta all'avversario di riarmarsi e riprendere gli attacchi.

Dal cessate il fuoco 15 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz

Un totale di 15 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz da quando, martedì sera, è stato annunciato un cessate il fuoco di due settimane nella guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. E' quanto risulta dai dati del sito web di monitoraggio MarineTraffic citati da Bbc Verify, la sezione di fact checking dell'emittente inglese. Il dato si confronta con una media di quasi 140 navi al giorno prima dello scoppio del conflitto. Delle 15 navi transitate, quattro sono petroliere che trasportavano petrolio, gas o prodotti chimici. Le restanti sono navi portacontainer di vario tipo. La chiusura di fatto dello stretto da parte dell'Iran, avvenuta dopo l'inizio del conflitto cinque settimane fa, ha lasciato bloccate nel Golfo quasi 800 navi, la maggior parte delle quali cariche di merci, secondo gli analisti marittimi di Lloyd's List.

Idf, con Hezbollah siamo in stato guerra, non in tregua

Il capo di Stato Maggiore dell’Idf, il tenente generale Eyal Zamir, ha affermato che i combattimenti contro Hezbollah in Libano costituiscono la "zona di combattimento principale" dell’esercito. Lo riporta il Times of Israel. "L’Idf è in stato di guerra, non siamo in un cessate il fuoco. Continuiamo a combattere qui in questo settore, questa è la nostra zona di combattimento principale", ha detto Zamir parlando ieri durante una visita alla periferia di Bint Jbeil, dove l'Idf sta combattendo contro Hezbollah. "In Iran siamo in una tregua, ma possiamo tornare a combattere lì in qualsiasi momento, e in modo molto potente", ha aggiunto Zamir in un video diffuso questa mattina dall'esercito.

Iran: "Khamenei ha posto come condizione che Ghalibaf guidi i negoziati con gli Usa"

Il vicepresidente del Parlamento iraniano Mahmoud Nabavian ha affermato che Mojtaba Khamenei ha posto come condizione che il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, guidasse i negoziati con gli Stati Uniti. Lo riferisce Iran International. Nabavian ha dichiarato: "Le nostre condizioni sono state comunicate alla parte pakistana... e ci hanno detto che Trump le ha accettate", aggiungendo che la decisione di un cessate il fuoco e dei colloqui è stata presa dalla leadership iraniana.

Teheran, oltre 3mila morti in attacchi Usa-Israele durante guerra

"Più di 3mila persone sono state uccise negli attacchi nemici" in Iran durante la guerra. È la stima fornita da un alto funzionario sanitario iraniano, capo della Legal Medicine Organization, Abbas Masjedi, citato dal quotidiano di Stato Iran Daily. Masjedi non ha fornito dettagli sulla ripartizione fra vittime civili e militari. Il governo iraniano non ha fornito alcun bilancio definitivo delle vittime della guerra.

Media, 'delegazione iraniana arrivata in Pakistan'

La delegazione iraniana è arrivata a Islamabad in vista dei negoziati per il cessate il fuoco con gli Stati Uniti, che dovrebbero iniziare domani. Lo riferisce il Wall Street Journal, secondo cui la rappresentanza è guidata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. La delegazione di Washington sarà guidata dal vicepresidente JD Vance.

Capo Idf: "Siamo in stato di guerra in Libano, non in cessate il fuoco"

Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane Eyal Zamir ha affermato che le forze israeliane continuano le loro operazioni di combattimento nel Libano meridionale e che "non sono in un cessate il fuoco" con Hezbollah ma "in stato di guerra". Durante una visita nei pressi di Bint Jbeil, riportano i media israeliani, nel Libano meridionale, Zamir ha affermato: "L'Idf è in stato di guerra, non siamo in cessate il fuoco, continuiamo a combattere qui in questo settore, che è il nostro principale settore di combattimento. In Iran, invece, siamo in cessate il fuoco e possiamo tornare a combattere lì in qualsiasi momento".

Casa Bianca allo staff, non sfruttare posizione per scommettere sui mercati

La Casa Bianca ha messo in guardia i suoi dipendenti dal non sfruttare la loro posizione per scommettere sui mercati e trarre beneficio dall'andamento della guerra. Lo scrive il Wall Street Journal citando una e-mail che la Casa Bianca ha inviato a tutto il personale il 24 marzo, secondo fonti ben informate. Il giorno prima il presidente americano Donald Trump aveva annunciato la sospensione degli attacchi contro l'Iran tramite il suo Truth Social. Circa 15 minuti prima dell'improvviso cambio di rotta si è verificata un'intensa attività sui mercati dei futures. Il portavoce del presidente americano, Davis Ingle, ha confermato al Wall Street Journal che "l'unico interesse particolare che guida il presidente Trump è il bene del popolo americano". Ingle ha aggiunto che "il presidente Trump è stato chiarissimo, mentre lui auspica un mercato azionario forte e redditizio per tutti, ai membri del Congresso e ad altri funzionari governativi dovrebbe essere vietato utilizzare informazioni non pubbliche a proprio vantaggio finanziario". E ha aggiunto che il divieto di insider trading non è una novità e ha respinto come "notizie infondate e irresponsabili" qualsiasi insinuazione secondo cui qualcuno all'interno dell'amministrazione starebbe usando la propria posizione per trarre profitto.

Media, primo sondaggio dopo tregua penalizza Netanyahu in vista voto 06

Alleati e avversari del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, si aspettano che la campagna militare contro il regime iraniano, ampiamente sostenuta dall'opinione pubblica del Paese, giochi un ruolo di primo piano nelle prossime elezioni, previste entro sei mesi al massimo. Lo scrive il 'Financial Times'. Tuttavia, il primo sondaggio dopo il cessate il fuoco, sostiene il quotidiano britannico, ha fornito "un quadro desolante" per Netanyahu, la cui coalizione è rimasta indietro rispetto all'opposizione nei sondaggi per oltre due anni: il 63% degli israeliani si è dichiarato insoddisfatto dei risultati della guerra. Meno della metà si è detta soddisfatta dell'operato di Netanyahu, che ha attirato aspre critiche anche da parte dei suoi oppositori politici. "Netanyahu sta lottando per il suo futuro", ha affermato un diplomatico. "E allo stato attuale - ha aggiunto - il cessate il fuoco non gli giova. Non ha ancora ottenuto nulla che possa presentare" all'opinione pubblica israeliana.

Trump: "Pessima gestione Iran del petrolio a Hormuz"

"L'Iran sta gestendo in modo pessimo, disonorevole direbbero alcuni, il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l'accordo che abbiamo". Lo ha detto Donald Trump sul suo social Truth

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