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“Ha perso la scommessa sull'Iran”: così Pechino ha bruciato 400 miliardi

Gli investimenti strategici della Cina in Iran, stimati in 400 miliardi di dollari, rischiano di finire in un buco nero a causa della guerra in corso

“Ha perso la scommessa sull'Iran”: così Pechino ha bruciato 400 miliardi
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La Cina ha trascorso gli ultimi anni a puntare sull’Iran come perno della propria strategia in Medio Oriente. Si è trattato di un investimento politico, economico ed energetico enorme, stimato in circa 400 miliardi di dollari tra infrastrutture, energia e cooperazione strategica. Oggi però quella scommessa appare sempre più fragile. Le operazioni militari che hanno colpito le infrastrutture nucleari e militari iraniane nelle ultime settimane hanno messo in discussione il ruolo di Teheran come partner strategico di Pechino. L’Iran era infatti considerato un tassello chiave nella rete di alleanze che la Cina ha costruito negli anni con diversi Paesi ostili agli Stati Uniti.

La scommessa cinese sull’Iran

Il progetto del Dragone ha preso forma soprattutto nel 2021, quando Cina e Iran hanno firmato un accordo di cooperazione strategica di lungo periodo che prevedeva investimenti cinesi fino a 400 miliardi di dollari nell’arco di venticinque anni. L’intesa includeva progetti energetici, ferroviari, portuali e infrastrutturali legati alla Belt and Road Initiative.

Come ha sottolineato il Washington Post, Pechino è diventata negli ultimi anni il principale acquirente del petrolio iraniano, comprando circa il 90% delle esportazioni di greggio del Paese. Questo rapporto ha garantito ossigeno all’economia di Teheran nonostante le sanzioni occidentali, mentre per la Cina ha significato l’accesso a energia a prezzi competitivi e un partner disposto a sfidare l’ordine regionale dominato dagli Stati Uniti.

L’Iran, inoltre, è entrato nel 2023 nella Shanghai Cooperation Organization, rafforzando la sua integrazione nelle strutture politiche e di sicurezza promosse da Pechino. Tuttavia la recente escalation militare ha mostrato i limiti di questa strategia: con le infrastrutture iraniane sotto attacco e il Paese sempre più isolato, molti dei progetti economici e logistici cinesi rischiano ora di trovarsi in un contesto di instabilità permanente.

Una strategia da rivedere

Secondo l’Hudson Institute, il problema per Pechino non riguarda solo i possibili danni economici, ma anche il fallimento di una strategia geopolitica più ampia. L’Iran era infatti visto come un alleato capace di mantenere il Medio Oriente in una condizione di tensione costante, costringendo gli Stati Uniti a concentrare risorse e attenzione nella regione invece che nell’Indo-Pacifico, dove la Cina mira a rafforzare la propria influenza.

Le recenti operazioni militari contro Teheran hanno però indebolito drasticamente questa funzione strategica. Le capacità nucleari e missilistiche iraniane sono state ridimensionate e il Paese appare oggi più vulnerabile sia sul piano militare sia su quello politico interno.

Per la leadership cinese ciò significa ritrovarsi con un

partner molto meno utile di quanto previsto. Inoltre Pechino dovrà ora gestire un equilibrio sempre più complicato con i Paesi arabi del Golfo, con cui negli ultimi anni ha intensificato rapporti economici e commerciali.

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