Gideon Sa'ar, ministro degli esteri israeliano, in Iran avete decimato la leadership del regime, distrutto migliaia di infrastrutture militari. Quando vedremo la fine del conflitto?
«Le rispondo con una domanda. Conosce qualche altra guerra in cui le parti hanno fissato una scadenza? Non credo. In guerra si hanno degli obiettivi, non si hanno scadenze. E se si hanno, la strategia migliore è non rivelarle al nemico».
Quali sono allora i prossimi obiettivi?
«Sono quattro da inizio conflitto. In primo luogo il programma nucleare, sul quale abbiamo già raggiunto diversi traguardi, anche relativi all'arricchimento dell'uranio. Il secondo obiettivo è il programma missilistico-balistico. Terzo: l'intera industria militare dell'Iran. Quarto: creare le condizioni per un cambio di regime. Grazie alla collaborazione con i nostri amici americani, dobbiamo rimuovere la minaccia esistenziale iraniana sul lungo periodo, perché non desideriamo affrontare una guerra dopo l'altra. Poi, certo, c'è anche la questione dello stretto di Hormuz...».
Su Hormuz, Trump ha chiesto un intervento Nato. Il nostro ministro della Difesa Guido Crosetto suggerisce un'azione Onu. Cosa vi aspettate?
«A Hormuz stiamo assistendo alla pirateria moderna. Lo abbiamo già visto prima nel Mar Rosso, quando gli Houthi dello Yemen hanno attaccato le navi, ne hanno bloccato alcune. Qui c'è di mezzo la libertà di navigazione e il commercio internazionale. Gli iraniani stanno decidendo selettivamente chi può passare, come i cinesi per esempio, è chi non può. La libertà dei traffici marittimi è d'interesse globale, perché ignorare la minaccia di oggi su Hormuz significa legittimare altri gruppi a far lo stesso in futuro, anche nel Mediterraneo».
In che modo potrebbe essere coinvolto il Mediterraneo?
«Qualche milizia dalla Libia potrebbe un giorno decidere chi passa e chi no. E così via in altri luoghi del mondo. È un problema per la comunità internazionale e quindi anche per gli stati europei».
Eppure in molti pensano che questa guerra sia contro il diritto internazionale. E che il petrolio sia il vero scopo...
«È ridicolo. È forse contro il diritto internazionale agire quando qualcuno vuole eliminarti e produrre l'arma nucleare per farlo? È contro il diritto internazionale proteggersi? L'Iran ha attaccato Israele più volte, siamo da tempo in guerra aperta. L'Europa ha designato le Guardie della Rivoluzione, che oggi controllano l'Iran, come organizzazione terroristica. Per tutta risposta, il regime iraniano ha dichiarato che tutti gli eserciti europei sono terroristici. E da tempo agisce sul suolo europeo, tramite la sua rete terroristica, supportata anche dalle ambasciate locali. Ignorare tutto ciò significa fare come gli struzzi, mettere la testa sotto la sabbia per paura».
Come giudica la posizione dell'Europa, che ha espresso solidarietà al popolo iraniano ma ha detto: Non è la nostra guerra?
«Mi sarei aspettato una reazione diversa. Per fortuna non c'è un'unica posizione in Europa. Martedì ho incontrato il ministro degli esteri dell'Estonia e mi ha detto che sono pronti ad aiutare, se gli americani saranno al loro fianco. Non si può ignorare che l'Iran è l'alleato numero uno della Russia, anche in Ucraina con la fornitura di droni, per cui c'è una contraddizione quando europei e occidentali definiscono quella in Ucraina la nostra guerra e sostengono invece che quella all'Iran non sia la loro guerra».
Vedremo la fine del regime? O potremmo assistere a una situazione come in Venezuela, a una sua metamorfosi?
«La fine del regime dipende dal popolo iraniano. E non deve necessariamente avvenire durante la campagna militare. Potrebbe accadere dopo. La cosa più importante è creare le condizioni perché si verifichi».
Quali condizioni possono essere decisive?
«Serve indebolire drasticamente la dittatura e i suoi bracci repressivi. Martedì abbiamo eliminato il comandante dei Basiji e il suo vice, che sono soltanto alcuni dei responsabili dell'uccisione di migliaia di iraniani. Ma il regime è controllato dai Pasdaran, che vogliono esportare la rivoluzione islamica e gestire la regione e oltre. Attaccano i civili israeliani e anche i Paesi arabi. Sono totalmente folli e sarà molto difficile un cambiamento dall'interno. Mojtaba Khamenei, il figlio di Ali Khamenei eletto dopo l'eliminazione della Guida Suprema, è più estremista di suo padre».
I Paesi del Golfo non stanno reagendo ai missili iraniani. Dopo il conflitto, gli Accordi di Abramo per la normalizzazione dei rapporti con Israele avranno più o meno chance?
«Penso che la situazione attuale mostri molto chiaramente che il regime estremista dell'Iran è contro tutti gli altri Paesi della regione al di fuori del suo asse. Se alla fine questo regime verrà rovesciato - e non so se accadrà, ma se accadrà - ci saranno conseguenze enormi per tutta la regione.
Non ci saranno più canali finanziari aperti per Hezbollah e Hamas, che senza questo aiuto saranno molto meno pericolosi e potenti. La fine del regime creerebbe senza dubbio buone condizioni per ampliare la normalizzazione dei rapporti con Israele e di pace nella regione».