Israele prova a cambiare passo in Iran. I raid chirurgici contro Ali Larijani e soprattutto Gholamreza Soleimani nascondono l'idea che sia arrivato il tempo di una nuova fase del conflitto. Il segnale arriva in particolare con la morte di Soleimani. L'ufficiale 61enne originario di Farsan era a capo della milizia paramilitare dei Basij. La forza creata nel 1979 dall'ayatollah e sotto le dipendenze dei pasdaran, per molto tempo è stata gestita come un corpo ausiliario.
Chi sono i Basij e perché sono centrali per il regime
I Basij, letteralmente "combattenti volontari", sono stati impegnati nel corso della guerra tra Iran e Iraq, ma negli ultimi anni hanno funto da forza di sicurezza aggiuntiva, in particolare fornendo supporto nella tutela dell'ordine pubblico. Non solo. La forza Basij è da sempre responsabile della repressione contro chi manifesta ed è stata protagonista nel corso delle manifestazioni di gennaio e febbraio duramente stroncate nel sangue. Oltre a questo è anche incaricata di far rispettare la "morale islamica" e nel 2022 è stata responsabile dell'arresto e forse della morte di Mahsa Amini, la giovane donna fermata per non aver indossato correttamente il velo che innescò un'ondata di proteste.
Prendere di mira Soleimani rappresenta un messaggio chiaro per i Guardiani della rivoluzione e soprattutto per il popolo iraniano e cioè che sia arrivato il momento di ribaltare il regime dall'interno. Parlando dei raid Benjamin Netanyahu ha spiegato: "Abbiamo eliminato Ali Larijani, il boss dei Guardiani della Rivoluzione, il gruppo di gangster che de facto governa l'Iran e insieme a lui anche il capo della Forza Basij che diffonde il terrore tra la popolazione iraniana". "Stiamo aiutando i nostri amici americani nel Golfo e stiamo indebolendo questo regime nella speranza di dare al popolo iraniano la possibilità di rovesciarlo", ha aggiunto.
Soleimani, infatti, non è stato il solo obiettivo. Secondo Iran International, organo di stampa dell'opposizione iraniana con sede a Londra, circa 300 membri del Basij sarebbero stati uccisi in una serie di attacchi notturni nella Repubblica islamica. Questi paramilitari hanno sedi in tutte le maggiori città del Paese anche se non è chiaro il loro numero. C'è chi parla di 90 mila uomini e quasi 300 mila riservisti, ma secondo altre stime avrebbero potenzialmente un milione di effettivi da mobilitare in caso di necessità.
In una nota dell'Idf diffusa dopo gli attacchi, Israele fa sapere che "nelle ultime 24 ore sono state colpite più di 10 loro postazioni a Teheran. Nel corso dell'Operazione "Il ruggito del Leone", l'Idf ha condotto uno sforzo organizzato e continuo per colpire le guardie rivoluzionarie e l'unità Basij, durante il quale sono stati smantellati centinaia di quartier generali e centri di comando e controllo dell'unità in tutto l'Iran, in particolare a Teheran".
Il fronte interno e il timore di nuove proteste
Il corpo ha anche un'altra caratteristica: oltre all'ordine pubblico svolge attività ai limiti della polizia politica. I suoi membri sono radicati in tutti i quartieri della città, nei luoghi di lavoro e persino nelle università. Un livello di presenza che colpisce ogni ambito della vita dei cittadini. Il salto di qualità nel colpire postazioni, basi e leader Basij è il segnale che Israele e Stati Uniti vogliono indebolire il sistema di sicurezza interno che tiene in vita la Repubblica islamica e mobilitare l'opinione anti-regime, liberando parte degli ostacoli che rendono difficile una mobilitazione di massa.
Nelle ultime settimane la milizia ha aumentato il lavoro in strada, facendosi vedere più spesso, allestendo posti di blocco a Teheran e in altre città per dare l'idea che nel Paese tutto sia sotto controllo. Da settimane le autorità temono lo scoppio di proteste. Oggi il Paese si prepara a celebrare il Nowruz, il capodanno persiano, un'occasione che prevede raduni collettivi e falò. Il governo ha ammonito i cittadini a restare a casa ed evitare assembramenti, dicendo che infiltrati israeliani stanno pianificando operazioni per generare il caos.
In quasi tutti i centri urbani sono stati creati nuovi posti di blocco ed è stata aumentata la presenza proprio dei Basij. Un'occasione per vedere se Israele e Stati Uniti alzeranno il tiro contro la milizia, ma anche per vedere se i cittadini inizieranno a scendere in strada.